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Addio Whatsapp, avanti Facebook Messenger…

Facebook Messenger batte Whatsapp e si prende una rivincita su Telegram con il nuovo aggiornamento e le 3 novità esclusive della versione in arrivo!

Facebook Messenger, Whatsapp e Telegram sono il Triangolo delle Bermuda delle applicazioni mobile di messaggistica. Facile perdersi tra funzioni accattivanti e promesse di aggiornamenti favolosi…

“The future is private”, il futuro è privato. È questo lo slogan scelto da Mark Zuckerberg per il suo keynote di apertura della conferenza F8, appuntamento annuale durante il quale circa 5.000 sviluppatori, creativi e investitori si ritrovano a San Jose, California, per ricevere notizie sul futuro dei servizi del gruppo Facebook: Messenger, Instagram, WhatsApp e, ovviamente, il social blu. Che tanto blu non sarà più visto che uno dei cambiamenti più evidenti annunciati da Zuckerberg all’F8 è proprio la nuova grafica di Facebook, che per la prima volta non vede più la presenza dell’iconica barra blu.

Le novità, però, non si limitano alla sola grafica di Facebook ma interessano tutto l’ecosistema che gira intorno al social. L’annuncio delle novità in arrivo è arrivato di soppiatto per poi essere prontamente rimosso dallo sviluppatore. Che sia sia trattata di una svista? Non lo sappiamo. Ecco cosa abbiamo:

  • Project LightSpeed: meno di due secondi dal click alle chat. Non ci sarà alcuna rinuncia. Viene ottimizzato il codice che offre ancora le medesime funzioni complete che stiamo utilizzando. Non avremo una nuova versione Lite ma un bagaglio di funzioni completo che riduce drasticamente il tempo di apertura dell’app.
  • Windows 10 e macOS: Facebook Messenger arriverà su Mac (e Windows) entro la fine dell’anno come app autonoma. offrirà le stesse funzionalità della versione mobile, inclusa la chat di gruppo e i video. “Le persone vogliono inviare messaggi senza problemi da qualsiasi dispositivo”, avrebbe dichiarato il team di Facebook che si sta occupando dell’operazione in un post pubblicato prematuramente. “Potrai scaricare Messenger Desktop e goderti le stesse funzioni sul tuo telefono, come videochiamate di gruppo, collaborare a progetti mentre chatti. Lo stiamo testando ora e lo lanceremo a livello globale entro la fine dell’anno”.
  • Esperienza Video Condivisa: questa è una funzione di cui si era già parlato in passato. Google l’aveva pensata con Uptime e Facebook la riporta in sella con una sperimentazione ad hoc ed un apposita funzione in previsto rilascio. Consisterà in una finestrella che mostra l’interlocutore in basso e la possibilità di commentare i video in riproduzione diretta.

Arriverà inoltre la possibilità di scambiarsi messaggi “cross-app (da Messenger a Instagram Direct, ad esempio), verrà riscritta da zero l’app di Messenger e, come annunciato in apertura da Zuckerberg ci sarà un focus sulla privacy. Quest’ultima dichiarazione, però, come sempre quando si parla di Facebook va presa con le dovute cautele: per “privato” Zuckerberg intende un futuro in cui la maggior parte dei messaggi e dei contenuti non verranno più scambiati sulla home del social tra “quasi perfetti sconosciuti” ma all’interno dei gruppi. Con questa mossa, quindi, Facebook vuole dare seguito alla strategia lanciata a fine 2018 quando Zuckerberg annunciò che i contenuti visualizzati dagli utenti sarebbero stati, a breve, sempre più provenienti da cerchie ristrette come i gruppi e sempre meno da pagine pubbliche di aziende.

La nuova interfaccia di Facebook 2019

Il social blu diventa bianco, o quasi. La nuova interfaccia di Facebook, che verrà rilasciata entro i prossimi mesi, è molto più chiara e focalizzata sulla nuova strategia. Via il blu che caratterizza Facebook dal lontano 2004 in favore di bianco e grigio (molto più gestibili anche in vista del tema scuro). La versione desktop di Facebook avrà ancora tre colonne, ma la user interface sarà molto più pulita ed essenziale: in alto una nuova barra bianca con la casella di ricerca, le icone per accedere alle varie funzionalità e le impostazioni, a sinistra una colonna in cui spiccano i nostri gruppi principali e gli eventi, al centro i contenuti che cambiano se clicchiamo su un gruppo e a destra una colonna con un box di suggerimenti su nuovi gruppi e nuovi contatti seguito dalla lista dei nostri contatti. La funzionalità “Meet new friends” ci proporrà nuovi amici in base agli interessi comuni, mentre gli eventi verranno visualizzati su una mappa, sempre nella colonna a destra.

Messenger, il debutto nel 2019

Alla conferenza F8 Facebook ha annunciato che l’app di Messenger verrà completamente riscritta: sarà molto più veloce e leggera e debutterà a fine anno portando anche la possibilità di guardare video insieme ai propri contatti. Potremo condividere un video trovato sul nostro stream di Facebook con i nostri contatti Messenger e guardarlo e commentarlo insieme. Tutto ciò creerà un enorme valore per Facebook: il social si trasforma in una piattaforma di streaming video dove si generano conversazioni private sui video, una cosa che potrebbe fare gola alle grandi case di produzione di serie TV, show e film. Arriverà anche una app Messenger per desktop, risposta del gruppo Facebook a Telegram, che funzionerà su Windows e macOS e permetterà di fare videochiamate di gruppo e collaborare su progetti condivisi mentre ci si scambia messaggi. La frequenza con cui ci scambiamo messaggi con determinati contatti influirà maggiormente sulla quantità di storie e contenuti di quei contatti che vediamo poi nella home di Facebook. Arriveranno, infine, nuovi strumenti per le aziende da veicolare tramite Messenger come la possibilità di creare questionari collegati alle pubblicità, di prendere direttamente da Messenger appuntamenti con negozi fisici come le concessionarie automobilistiche e molto altro.

Facebook premia l’attendibilità degli utenti

Per provare a combattere la disinformazione, il social network valuta gli iscritti in una scala da zero a uno in base alla loro capacità di riconoscere cosa è vero e cosa non lo è!

Facebook assegna un punteggio alla nostra attendibilità e alla nostra capacità di distinguere cosa è vero da cosa non lo è. A dare la notizia, destinata a far discutere, è stato il Washington Post. Tessa Lyons, product manager del social network da 2,2 miliardi di iscritti, ha spiegato che si tratta di una delle iniziative intraprese per combattere la disinformazione, contro la quale la lotta si sta intensificando in vista del voto midtem del prossimo novembre negli Usa (625 profili falsi riconducibili a Iran e Russia sono stati appena cancellati).

In sostanza, fra le indicazioni con cui Facebook nutre il suo algoritmo per cercare di declassare i contenuti falsi o potenzialmente falsi c’è anche un giudizio sui singoli utenti. Se sa (o pensa di sapere) chi è maggiormente propenso a valutare e diffondere assurdità, il colosso californiano può provare a intervenire in modo più efficace. Sviluppato nel corso dell’ultimo anno, il sistema è già attivo e assegna un punteggio compreso fra zero e uno. Non è chiaro, e non è stato chiarito, quali e quante variabili vengano prese in considerazione e quale peso abbiano e se siano tutti valutati o esclusivamente un gruppo di persone.

Lyons ha però fornito un’informazione preziosa: Facebook ha iniziato a valutare i suoi utenti dopo essersi reso conto della loro inaffidabilità quando segnalano alla piattaforma un contenuto come potenzialmente falso. La possibilità di farlo è attiva dal gennaio del 2015: poco meno di due anni prima dell’esplosione del caso fake news causata dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Dal marzo del 2017, quando Menlo Park si era già ampiamente rassegnato ad assumersi la responsabilità di quanto circola al suo interno, i contenuti contro cui gli utenti hanno puntato le tastiere vengono poi analizzati dai cosiddetti fact-checker (in Italia c’è Pagella Politica) assoldati da Facebook stesso.

Secondo quanto dichiarato dalla product manager al Washington Post, molte persone indicavano come fake i contenuti con cui non erano d’accordo. Ecco perché nei corridoi di Menlo Park è balenata l’idea di (provare a) valutare la capacità di discernere di chi è chiamato, fra le altre cose, anche a giudicare l’affidabilità delle testate giornalistiche presenti sul social network. Ad esempio, adesso chi ha inviato feedback poi giudicati errati dai fact checker merita meno fiducia (algoritmica) di chi manda segnalazioni solo quando è effettivamente al cospetto di un falso. In questo modo, ha proseguito Lyons, l’algoritmo aiuta a rendere più leggero il faldone inviato ai fact checker. In una nota inviata al Corriere, Facebook tiene a sottolineare che non c’è alcun «punteggio sulla reputazione centralizzato».

Difficile, per chi lo ha visto, non pensare all’episodio Caduta Libera di Black Mirror, in cui la protagonista e gli altri personaggi sono condizionati offline dal punteggio ottenuto grazie alle loro interazioni in Rete: chi è popolare online può godere di diritti, benefici, offerte e sconti. E chi non è popolare rimane ai margini di una società in cui solo l’approvazione di chi ha un punteggio alto può aiutare a migliorare il proprio. Non siamo (ancora) a questo distopico punto, ma Facebook ha di fatto ammesso per la prima volta di classificare qualitativamente il comportamento dei suoi utenti. Non solo, usa il dato — o meglio, il gruppo di dati — per dare loro più o meno visibilità. Per ora, pare, solo ai fact-checker, che potranno ricevere un numero maggiore o minore di segnalazioni da parte di un utente anche in base alla sua attendibilità. Quanto ci vorrà per applicare lo stesso sistema allo spazio concesso nel News Feed? Ovvero: i link e i post dell’utente poco attendibile potrebbero finire nell’ombra.

Poi, così facendo Facebook rimette prepotentemente l’algoritmo al centro di un flusso — quella della segnalazione e del declassamento delle fake news — la cui garanzia di equità era affidata all’intervento dei fact checker . Chi decide cosa mostrargli (aspetto sul quale avevano già manifestato perplessità)? La risposta: Facebook. Con una formula matematica, basata anche sulla nostra capacità di distinguere il vero dal falso (secondo Facebook).

Fonte: Il Corriere della Sera