Se questa estate #barbiefeet è stata l’occasione per sfoggiare bikini da bambola ora la nuova tendenza social è ispirarsi alle statue. Eh si, avete capito bene! Basta con il classico selfie su Instagram, è tempo della bustie pose. Molteplici i contenuti che rispondono all’hastag #bustie.

E se qualche bustino fetish compare qua e là, la gran parte delle foto ritrae persone e statue. Eh si, perché la bustie pose è il nuovo trend di Instagram e ci invita a imitare le pose delle sculture (e a divertirci un po’).
E se in molti hanno deciso di interpretare con ironia i gesti eterni delle figure in marmo e bronzo, altri hanno trovato la giusta ispirazione per scatti artistici.

Ma quando si parla d’arte, è inevitabile fare qualche dovuta premessa. Se ci mettiamo in posa davanti a una statua (e non a una riproduzione in gesso ad esempio), dobbiamo tenere la giusta distanza per non danneggiarla. Tocchereste o abbraccereste un quadro d’autore?
Meglio evitare. Interagire fisicamente con una scultura, rende inoltre l’immagine piuttosto scontata. Sarà invece efficace utilizzarla come sfondo per un ritratto intenso o imitarne la posa facendosi ritrarre a lato della figura. Abiti chiari, morbidi e monocromatici poi, richiameranno al candore dell’opera. Effetto artistico assicurato!

 

Fonte: Vanity Fair

Per provare a combattere la disinformazione, il social network valuta gli iscritti in una scala da zero a uno in base alla loro capacità di riconoscere cosa è vero e cosa non lo è!

Facebook assegna un punteggio alla nostra attendibilità e alla nostra capacità di distinguere cosa è vero da cosa non lo è. A dare la notizia, destinata a far discutere, è stato il Washington Post. Tessa Lyons, product manager del social network da 2,2 miliardi di iscritti, ha spiegato che si tratta di una delle iniziative intraprese per combattere la disinformazione, contro la quale la lotta si sta intensificando in vista del voto midtem del prossimo novembre negli Usa (625 profili falsi riconducibili a Iran e Russia sono stati appena cancellati).

In sostanza, fra le indicazioni con cui Facebook nutre il suo algoritmo per cercare di declassare i contenuti falsi o potenzialmente falsi c’è anche un giudizio sui singoli utenti. Se sa (o pensa di sapere) chi è maggiormente propenso a valutare e diffondere assurdità, il colosso californiano può provare a intervenire in modo più efficace. Sviluppato nel corso dell’ultimo anno, il sistema è già attivo e assegna un punteggio compreso fra zero e uno. Non è chiaro, e non è stato chiarito, quali e quante variabili vengano prese in considerazione e quale peso abbiano e se siano tutti valutati o esclusivamente un gruppo di persone.

Lyons ha però fornito un’informazione preziosa: Facebook ha iniziato a valutare i suoi utenti dopo essersi reso conto della loro inaffidabilità quando segnalano alla piattaforma un contenuto come potenzialmente falso. La possibilità di farlo è attiva dal gennaio del 2015: poco meno di due anni prima dell’esplosione del caso fake news causata dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Dal marzo del 2017, quando Menlo Park si era già ampiamente rassegnato ad assumersi la responsabilità di quanto circola al suo interno, i contenuti contro cui gli utenti hanno puntato le tastiere vengono poi analizzati dai cosiddetti fact-checker (in Italia c’è Pagella Politica) assoldati da Facebook stesso.

Secondo quanto dichiarato dalla product manager al Washington Post, molte persone indicavano come fake i contenuti con cui non erano d’accordo. Ecco perché nei corridoi di Menlo Park è balenata l’idea di (provare a) valutare la capacità di discernere di chi è chiamato, fra le altre cose, anche a giudicare l’affidabilità delle testate giornalistiche presenti sul social network. Ad esempio, adesso chi ha inviato feedback poi giudicati errati dai fact checker merita meno fiducia (algoritmica) di chi manda segnalazioni solo quando è effettivamente al cospetto di un falso. In questo modo, ha proseguito Lyons, l’algoritmo aiuta a rendere più leggero il faldone inviato ai fact checker. In una nota inviata al Corriere, Facebook tiene a sottolineare che non c’è alcun «punteggio sulla reputazione centralizzato».

Difficile, per chi lo ha visto, non pensare all’episodio Caduta Libera di Black Mirror, in cui la protagonista e gli altri personaggi sono condizionati offline dal punteggio ottenuto grazie alle loro interazioni in Rete: chi è popolare online può godere di diritti, benefici, offerte e sconti. E chi non è popolare rimane ai margini di una società in cui solo l’approvazione di chi ha un punteggio alto può aiutare a migliorare il proprio. Non siamo (ancora) a questo distopico punto, ma Facebook ha di fatto ammesso per la prima volta di classificare qualitativamente il comportamento dei suoi utenti. Non solo, usa il dato — o meglio, il gruppo di dati — per dare loro più o meno visibilità. Per ora, pare, solo ai fact-checker, che potranno ricevere un numero maggiore o minore di segnalazioni da parte di un utente anche in base alla sua attendibilità. Quanto ci vorrà per applicare lo stesso sistema allo spazio concesso nel News Feed? Ovvero: i link e i post dell’utente poco attendibile potrebbero finire nell’ombra.

Poi, così facendo Facebook rimette prepotentemente l’algoritmo al centro di un flusso — quella della segnalazione e del declassamento delle fake news — la cui garanzia di equità era affidata all’intervento dei fact checker . Chi decide cosa mostrargli (aspetto sul quale avevano già manifestato perplessità)? La risposta: Facebook. Con una formula matematica, basata anche sulla nostra capacità di distinguere il vero dal falso (secondo Facebook).

Fonte: Il Corriere della Sera

Il 25 Maggio è alle porte ed ancora ci sono diverse lacune al riguardo. Si, parliamo del misterioso Gdpr (sigla di General data protection regulation) che sta mettendo a dura prova utenti ed aziende.  È probabile che il Garante per la privacy, l’autorità che vigila sul trattamento dei dati in Italia, conceda un periodo di tolleranza di sei mesi dopo il 25 maggio, comportandosi in maniera più elastica sui casi di infrazione.

Ma in cosa consiste, davvero, il Gdpr? È il caso di domandarselo perché, finito il semestre di avvio, si preannunciano multe fino a un massimo di 20 milioni o del 4% sui ricavi annui. Il Gdpr è un testo che prova a uniformare le leggi europee sul trattamento dati e il (nostro) diritto a essere in pieno controllo delle informazioni che ci riguardano. Il regolamento si compone di 99 articoli e istituisce alcune novità come il diritto all’oblio (gli utenti possono chiedere di rimuovere informazioni a proprio riguardo), la «portabilità» dei dati (si possono scaricare e trasferire dati da una piattaforma all’altra, senza vincolarsi a un certo account) e l’obbligo di notifica in caso di data breach (le aziende, se subiscono fughe di informazioni sensibili, devono comunicarlo entro 72 ore). I destinatari sono i «titolari del trattamento», ossia chi gestisce le informazioni: privati e, soprattutto, aziende.

Che impatto ha sulle aziende? L’impatto è molto ampio perché il Gdpr riguarda le aziende che gestiscono qualsiasi tipo di dato personale. Dalle informazioni sui propri dipendenti alla profilatura dei clienti per conto terzi.

Quali sono i principali obblighi? Fra gli obblighi da tenere in considerazione, ricordiamo soprattutto una richiesta di consenso in forma chiara (articolo 7), l’istituzione di un registro delle attività (articolo 30), la notifica delle violazioni entro 72 ore (articolo 33) e la designazione di un «responsabile protezione dati» (articolo 37). Per quanto riguarda il consenso, l’azienda deve chiedere il via libera «in modo chiaramente distinguibile dalle altre materie, in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro (al contrario delle vecchie e chilometriche informative, ndr)». Sul fronte del registro di trattamento, si obbligano i titolari a dotarsi di un registro delle attività dove si elencano le finalità dell’elaborazione dei dati, i destinatari, l’eventuale scadenza per la loro cancellazione.

In caso di data breach, la violazione dei propri dati, scattano obblighi di notifica alle autorità: il titolare deve comunicare l’accaduto entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Infine si va a istitituzionalizzare su scala Ue una figura già accolta da alcune legislazioni: il data protection officer, assunto tra i dipendenti dell’azienda o presso una società esterna con il ruolo di vigilare sull’applicazione effettiva della Gdpr da parte del suo titolare.

Come muoversi?Un buon punto per iniziare a mettersi in regola con il GDPR è redarre il documento di attestato di rischio del proprio sistema. Il Risk Assessment dovrà definire che tipo di dati trattiamo, per quanto tempo, con quale finalità, con quali mezzi (elettronici o cartacei) e altro. In base a quanto raccolto, si stabiliscono le misure di sicurezza da adottare.

Che requisiti deve possedere il il Data Protection Officer? La scelta del candidato adeguato, che può essere selezionato tra i dipendenti dell’azienda oppure fra liberi professionisti esterni, deve in ogni caso avvenire solo in base all’effettivo possesso delle competenze richieste dal Regolamento della Commissione Europea, e non in virtù di titoli o certificazioni formali rilasciati da atenei, enti di formazione e organismi terze parti. Per ricoprire l’incarico non sono quindi richiesti requisiti formali, ossia specifiche attestazioni o l’iscrizione in appositi albi.

 

 

Che i social media siano uno strumento importante per dialogare con una fetta di clientela in crescita e, soprattutto, in fase di empowerment economico come i Millennials è sempre più chiaro. Quale sia il reale impatto dell’audience social sulle vendite e come si possano incrementare i ricavi attraverso la gestione più efficiente dei social e dei contenuti, invece, rimane ancora un campo ancora in fase di esplorazione. Il dato di fatto è uno: i social hanno permesso ai brand del lusso di creare un legame diretto con il proprio consumatore finale, e tale legame va coltivato al meglio. Al tema è stato dedicato il convegno “Telling stories to create impact in the luxury business”, organizzato da Pambianco Strategie di Impresa e Facebook.
«I social hanno un impatto importante sulle aziende del lusso – ha detto David Pambianco, ceo di Pambianco Strategie di Impresa – perchè influiscono sulla gestione del brand, che oggi va “raccontato” ai consumatori con contenuti sempre nuovi, sull’offerta, che oggi conta capsule collection ma anche prodotti personalizzati, sui canali di vendita con i 2/3 delle aziende italiane con fatturato sopra i 30 milioni che hanno un e-commerce. Infine, la logistica: necessita di investimenti importanti su tutta la filiera».
A snocciolare i numeri è stato Luca Colombo, country director di Facebook: «Oggi le persone fanno shopping sempre di più da mobile: una nostra ricerca stima che la Holiday Season 2016 negli Stati Uniti gli acquisti siano stati fatti da smartphone nel 53% dei casi, contro il 45 da desktop. Più in generale, un utente Facebook su tre acquista via mobile». Non solo: l’e-commerce spinge le persone ad avere contatti con aziende e ad acquistare prodotti al di là dei propri confini nazionali: «Più di 1 miliardo di persone su Facebook sono connessi ad aziende straniere e due online shoppers su tre ammettono di aver già fatto shopping cross-border. In Italia la percentuale è del 72%».
Fondamentale, per intercettare gli utenti, sono i contenuti video: «Nel 2020 il 75% del traffico mobile sarà generato dai contenuti video – continua Colombo -. Chi fruisce un contenuto via smartphone vuole farlo in modo veloce, nella fattispecie il 41% più veloce rispetto a quanto accade via desktop, e nel 40% dei casi abbandona un sito dopo soli 3 secondi di ritardo nel caricamento».
I dati diffusi da Facebook fotografano uno scenario in piena e velocissima evoluzione: oggi un video su 5 tra quelli pubblicati su Facebook è un live e il tempo che le persone dedicano alla visione dei live di Facebook è quadruplicato nel corso dell’ultimo anno.
Tassi di crescita ugualmente alti sono quelli di Instagram, il social network delle immagini che oggi conta 800 milioni di utenti per l’80% oltre i confini degli Stati Uniti: «Le Instagram Stories sono passate da 100 milioni nel 2016 a 250 milioni nel 2017 – spiega Laura Milani, head of Luxury, Retail and Fashion Italy di Facebook -. Oggi gli utenti instagram guardano le immagini in movimento (come i Boomerang, ndr) 2,2 volte in più rispetto a quelle statiche».
Il futuro dei social, insomma, è legato a doppio filo ai contenuti video: backstage, teaser, campagne pubblicitarie. Ma è legato soprattutto a una relazione sempre più intima – «lo smartphone è personale, si consulta al mattino appena svegli e la sera prima di dormire», dice Milani – e personalizzata. Secondo un sondaggio condotto da Facebook in Nord America, tre utenti su quattro hanno scelto o pagato per avere dalle aziende un servizio o un’esperienza personalizzata.
La customizzazione dell’esperienza oggi può avvenire attraverso le chat bot che sfruttano l’intelligenza artificiale per creare un dialogo azienda-consumatore nelle piattaforme di instant messaging. Anche in questo caso, i dati fotografano la crescita: Facebook Messenger nell’ultimo anno ha registrato 2 miliardi di interazioni e coinvolto 20 milioni di aziende a livello globale. Non è tutto: nel 2020 si scambierà il 67% di messaggi in più.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

La tua idea in un’app! Hai avuto un’idea originale ma non sai da dove partire? Cosa aspetti a trasformala in un progetto reale?

Affidati a instartapp! grazie al know-how acquisito nel tempo è in grado di elaborare ogni tipo di idea e dare le migliori soluzioni per renderla unica, ti permette di creare contenuti innovativi per la tua app e farla diventare un’opera d’arte, andando a curare la brand identity, user experience e nel corso del tempo implementare nuove features per fornire all’utente finale una soluzione ottimale.

“Grazie alla nostra Platform Developmet App siamo in grado di realizzare con tempi brevi e costi contenuti ogni tipologia di App”, dichiara Federico Aloe founder e CEO di instartapp e labict, quest’ultima azienda principale che fornisce servizi innovativi digitali per le imprese e che aiuta instartapp nel passo successivo allo sviluppo dell’app per inizializzarla sul mercato tramite le campagne social e web.

instartapp idea

Di seguito i punti salienti per partire con il progetto da zero:

I PRIMI PASSI VERSO L’IDEA

Un’idea può nascere da una serie di appunti o da un sogno durante la notte, per chi non ha conoscenze tecniche nel settore tutto questo potrebbe essere irrealizzabile, ma grazie ad instartapp può diventare realtà !

ELABORAZIONE DELL’IDEA

L’incontro, un’attenta analisi di mercato e dei competitor e l’elaborazione di una strategia di marketing vincente. Così viene elaborato un progetto vincente.

SVILUPPO INSTARTAPP

Lo sviluppo viene realizzato con la Platform Development App di Instartapp che è in grado di realizzare applicazioni native per essere pubblicate su tutti gli store.

TEST APP

Il collaudo è focalizzato alla stabilizzazione della mobile app, ad apportare piccole modifiche finali in base al feedback del cliente e garantire la compatibilità con i vari dispositivi mobili presenti sul mercato.

RILASCIO APP

Successivamente alle fasi di sviluppo e di test il progetto è completato ed il nostro team si occuperà di effettuare la pubblicazione sui vari store.

GESTIONE DEGLI AGGIORNAMENTI

Dopo il rilascio potrà essere necessario effettuare delle revisioni all’App in base ad aggiornamenti dei sistemi dei dispositivi mobili. Viene consigliato,pertanto, sempre un contratto di assistenza per far fronte anche a queste evenienze.

AGGIORNAMENTO CONTENUTI

Aggiornamento dei contenuti, inteso come editing del testo ma anche della stesura dello stesso.

AGGIORNAMENTO GRAFICO

La Platform Development App, dopo il rilascio prevede un pannello amministrativo che agevola nell’aggiornamento della grafica senza dover ricorrere alla pubblicazione di una nuova versione aggiornata.

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Se avete letto i nostri articoli precedenti su Uomo & Manager, sarete ormai pronti ad affrontare qualsiasi crisi. Ma, rispetto alle crisi del passato, in questa fase, tutti i soggetti e, in particolare, le aziende sono state costrette ad accorgersi quanto i nuovi social media, decisamente più economici rispetto all’advertising tradizionale, fossero strategici per fare comunicazione.

Il web attualmente offre una gamma impressionante di opportunità perché ogni piattaforma ha caratteristiche peculiari che la differenziano dalle altre. D’altra parte, giorno dopo giorno i social network si evolvono, migliorano, aumentano la loro complessità. La sfida di tutti è proprio saper sfruttare al massimo i social media in un sistema di marketing, personale o aziendale, in modo efficace e, soprattutto, economico.

Una delle caratteristiche alla base dei social network è la logica user-oriented. Ogni piattaforma, così come ogni applicazione, viene creata nell’ottica di risultare facile e utile agli occhi dell’utente che andrà poi ad utilizzarla. L’individuo è il centro attorno al quale ruota lo sviluppo e l’evoluzione di queste tecnologie. Per questo è stato così facile adattare il web 2.0 alle esigenze dei consumatori: si sono evoluti insieme. I frutti di questo rapporto sono evidenti a tutti. L’utente web risparmia e affronta la crisi anche grazie ai social network.

Chi, per esempio, deve prenotare un viaggio può scegliere di utilizzare Trip Advisor, una comunità di viaggiatori che offre strumenti aggiornati in tempo reale per comparare prezzi e qualità del servizio. Ci si potrà fidare? Dipende ma gli oltre trenta milioni di recensioni e opinioni che lo compongono dovrebbero bastare a decretarne il successo.  Senza dimenticare che è proprio in un momento di crisi come questo che emergono le idee più brillanti. Utilizzare i social network, significa sfruttare la Rete per aumentare i guadagni, rispettando allo stesso tempo lo spirito originario sulla base del quale sono state create le piattaforme 2.0, un approccio user-oriented. Siamo ormai allineati: i social media sono senza dubbio un pezzo del nostro futuro: ecco allora cinque domande in pillole utili per sfruttarli al meglio.

Come il social networking può far crescere il traffico sul nostro sito web? 

Negli ultimi tempi, fra i navigatori on-line, due persone su tre hanno visitato un sito collegato ad un social network piuttosto che uno collegato ad un motore di ricerca come Google: il che vuol dire che se non siete presenti in nessuno dei maggiori social network, state perdendo una delle più semplici e veloci strade per accedere ai 2/3 degli utilizzatori di Internet.

Come possiamo essere coinvolti nel traffico generato dai social network? 

Lavorare con i siti social è fondamentale: offrite loro storie credibili e scritte bene, segreti, consigli o risorse in cui possono affondare i loro denti e, così facendo, avrete un esercito di comunicatori pronti a parlare di voi e della vostra attività. Possiamo realizzare la promozione attraverso gli articoli, oppure con i blog che contengono post scritti con lo scopo di catturare l’immaginazione e l’interesse del mercato di riferimento dei nostri potenziali clienti.

Come posso sfruttare i social network insieme a i motori di ricerca? 

L’aumentare degli utilizzatori di internet che iniziano ad usare le etichette (tag) per ricercare informazioni, i professionisti dei motori di ricerca non possono ignorare il crescente dominio dei social network che consentono di interagire con quelle persone. Pensateci bene: l’obiettivo più eccitante è che, mentre voi crescete in popolarità nei social network come Facebook o Twitter, il risultato sarà che il posizionamento nei motori di ricerca continuerà a crescere in parallelo.

Perché invece di parlare dobbiamo continuare ad ascoltare tutto quello che ci dicono le persone? 

Tutti quanti dobbiamo avere bene in mente questo principio fondamentale: i clienti, i consumatori non vogliono ascoltarvi, vogliono essere ascoltati. Ascoltate le conversazioni che avvengono sul web anche al di fuori della vostra pagina social, al di fuori del vostro sito e partecipate anche lì indicando chiaramente chi siete e perché state partecipando. Chi prova a fare il furbo viene smascherato prima che possa rendersene conto. E perde la sua reputazione per sempre: il web ha una memoria d’elefante. Allo stesso modo, è importante cedere il controllo della comunicazione, e non aver paura di aprire le porte alle critiche. Quando una conversazione, un blog, una community si sentono controllati e forzati, da una direzione a senso unico o dall’assenza di dialogo, non durano molto.

Quale ragione, quale motivo può richiamare clienti e consumatori verso la vostra professionalità? 

Se le persone non percepiscono di ottenere un valore aggiunto dal condividere le loro opinioni, non verranno da voi e andranno da altre persone, magari dai vostri diretti concorrenti che probabilmente hanno saputo soddisfarli meglio. È per questo che dobbiamo, ancora una volta, tenerci sempre aggiornati. Ma soprattutto sperimentate e, casomai doveste sbagliare, insistete e sperimentate ancora. Senza dimenticare che dovreste comunque resistere alla tentazioni di vendere a tutti i costi. Memorizzate un principio fondamentale: le persone amano tantissimo comprare qualsiasi cosa, ma odiano a morte tutti coloro che vogliono per forza vendergliele.

 

A cura di Angelo Deiana

Tratto da Uomo&Manager di Giugno 2017

Dopo le problematiche della settima serie, era particolarmente atteso l’arrivo del Samsung S8. Ebbene per gli appassionati del brand coreano è finalmente arrivata in Italia la possibilità di mettere mano sui nuovi smartphone della famiglia Galaxy che rappresentano l’inizio di una nuova era per il design che li caratterizza e i nuovi servizi che li accompagnano, pensati per offrire ai consumatori nuove modalità per vivere il proprio mondo.

Anche nel nostro Paese sono dunque disponibili i nuovi Samsung Galaxy S8 e Galaxy S8+. “Con i nuovi Galaxy S8 e gli accessori che ne accompagnano l’arrivo sul mercato vogliamo compiere un ulteriore passo sulla strada dell’innovazione, tanto per i consumatori, quanto per i professionisti e le aziende”, ha dichiarato Carlo Barlocco, Presidente di Samsung Electronics Italia. “Oltre a ridefinire il concetto stesso di sicurezza, Galaxy S8 e S8+ sono parte di un ecosistema che include Gear VR, Gear 360 e Samsung DeX per consentire la creazione e fruizione di contenuti di ogni tipo, in ogni momento della giornata. Con l’introduzione dell’assistente personale Bixby, inoltre, i nostri nuovi dispositivi rivoluzionano totalmente il modo in cui gli utenti interagiscono con il loro smartphone”.

I nuovi Galaxy S8 e S8+,  dopo una fase iniziale di prevendita nella quale Samsung ha registrato risultati senza precedenti: solo per l’Italia, l’azienda ha registrato volumi superiori del 60% rispetto alle prenotazioni raccolte al lancio di S7 e S7 Edge e adesioni quasi 4 volte superiori alle campagne precedenti nei primi 3 giorni dall’annuncio. Circa la metà degli utenti ha scelto la versione S8+, probabilmente in virtù delle dimensioni comunque contenute del dispositivo in relazione a un display più ampio a disposizione per foto e video. Per quanto riguarda i colori, il preferito in assoluto è ancora il tradizionale nero, ma oltre la metà dei consumatori ha scelto una delle opzioni più moderne.

Design rinnovato e… light

I nuovi Samsung Galaxy S8 e S8+ raccolgono l’eredità dei modelli precedenti nella gamma Galaxy, di cui mantengono caratteristiche fondamentali come resistenza ad acqua e polvere grazie alla certificazione IP68, supporto per MicroSD fino a 256GB, always on display per visualizzare l’ora o le notifiche quando lo schermo è in standby e ricarica rapida e wireless. Inoltre, i due nuovi smartphone Samsung presentano adesso una fotocamera frontale da 8 MP per selfie mai visti prima e una posteriore Dual Pixel da 12 MP, pronta a catturare ogni istante, anche in condizioni di scarsa luminosità. Galaxy S8 e S8+ utilizzano il primo processore Octa Core al mondo, che unisce performance elevate a consumi ridotti. Per maggiori sicurezza e semplicità d’uso, da oggi è possibile sbloccare lo smartphone scegliendo di affiancare ai metodi di autenticazione tradizionali la scansione dell’iride oppure il riconoscimento del viso.

Grande connettività

Galaxy S8 e S8+ offrono un vasto ecosistema di prodotti e servizi, pensati per rendere unica l’esperienza d’uso sia in termini di produttività che di connettività.

Grazie alla potenza di calcolo di Galaxy S8 e S8+, sarà possibile potrai aumentare la produttività utilizzando Samsung DeX, una soluzione che trasforma lo smartphone in un vero e proprio desktop. Attraverso la DeX Station gli utenti potranno visualizzare i contenuti in multitasking su uno schermo ancora più grande e rendere la gestione dei file di lavoro ancora più semplice ed efficiente.

I due nuovi smartphone saranno inoltre accompagnati, nelle prossime settimane, dal nuovo Gear VR con Controller realizzato in collaborazione con Oculus. Il Controller consente di gestire il dispositivo e navigare tra i contenuti in modo più semplice ed interattivo. Galaxy S8 e S8+ potranno anche essere collegati alla nuova Gear 360 (2017), per creare video a 360 gradi in 4K, scattare foto da 15MP e condividere in diretta e livestreaming i momenti più importanti della propria vita.

I prezzi di vendita al pubblico sono rispettivamente di Euro 829 e Euro 929, mentre il Samsung DeX è disponibile al prezzo di Euro 149,90.

 

Fonte: David Di Castro di Uomo&Manager

La reputazione online è oggi importante almeno quanto quella che si riesce ad ottenere al di fuori del web. Ecco perché è importante curarla sempre, in ogni momento, soprattutto quando si ha la necessità di puntare ad un avanzamento di carriera o semplicemente per presentarsi al proprio network in modo più professionale.

Per questi motivi gli esperti di Page Personnel, brand di PageGroup leader di mercato nella ricerca e selezione di impiegati e giovani professionisti qualificati, hanno stilato una semplice guida con le indicazioni per rendere il più efficace possibile la propria presenza sui social media.

L’invito della società di recruiting per chi non trova mai il tempo per aggiornare il proprio profilo online è approfittare di quei momenti del tragitto casa-lavoro che spesso non vengono sfruttati al meglio. Secondo una ricerca PageGroup, il 45% degli italiani impiega più di 45 minuti al giorno per il tragitto casa-lavoro. Quasi 4 ore alla settimana che potrebbero essere impegnate da chi utilizza i mezzi pubblici per dare una svolta alla propria carriera. I social media, infatti, sono diventati fondamentali anche nel mercato del lavoro, posizionandosi come il primo canale di contatto tra candidati e reclutatori.

“Come professionisti del recruiting, spesso completiamo positivamente un processo di selezione iniziato proprio attraverso i social media. La reputazione online è di primaria importanza per i candidati che vogliano emergere nel panorama competitivo del lavoro ed è importante sapere che i recruiter controllano i profili social dei candidati nei ¾ dei casi. Questo dato conferma la necessità di aggiornare costantemente i propri profili social per aumentare le probabilità di far evolvere la propria carriera” commenta Fabrizio Travaglini, Executive Director di Page Personnel.

I primi step proposti dalla guida di Page Personnel sono semplici ed immediati, utili per avere una panoramica della attuale presenza online di un potenziale candidato. È sufficiente scrivere su Google il proprio nome per trovare eventuali omonimi e, di conseguenza, dettagliare maggiormente il proprio profilo con informazioni specifiche come la propria città, il percorso di studi e l’attuale azienda per cui si lavora. Anche Google immagini può aiutare a filtrare i risultati, mostrando quali sono le foto più ricorrenti e, eventualmente, quelle da eliminare.

Una volta che sono stati individuati i canali ed è stata tracciata una panoramica complessiva, è necessario pensare ai contenuti e all’aspetto qualitativo. Il consigio di Page Personnel per chi vuol far emergere il proprio profilo come professionista accreditato del settore è quello di condividere articoli e informazioni e di partecipare attivamente a gruppi di discussione con i principali esperti del mercato come CEO, executive e altri business leader accreditati.

Ma non è tutto. Risulta infatti determinante la partecipazione a forum, gruppi di discussione o scrivere recensioni a libri e riviste di settore per enfatizzare la social reputation nei confronti dei selezionatori, aiutare ad espandere il proprio network e aprire nuove opportunità di entrare in contatto con professionisti del mercato del lavoro.

Nei prossimi anni le imprese saranno sempre più digitali e si è largamente discusso dell’Industry 4.0, la rivoluzione che porterà all’ automazione di molte attività con una conseguente forte riduzione del personale umano in azienda. L’evoluzione tecnologica sta infatti determinando un cambiamento epocale che riguarderà ogni settore e ogni lavoratore, in particolare i più giovani.

Nel valutare le potenzialità dei nuovi profili professionali da assumere, infatti, nei prossimi anni le imprese considereranno come prioritarie competenze digitali ritenute fino a oggi secondarie. Secondo i dati del World Economic Forum (il più famoso incontro tra esponenti di primo piano della politica e dell’economia internazionale con intellettuali e giornalisti selezionati, sulle questioni più urgenti che il mondo si trova ad affrontare), entro il 2020 ben sette milioni di posti di lavoro saranno rimpiazzati da robot e intelligenza artificiale. Un panorama incredibilmente innovativo se si pensa alle tecnologie che saranno impiegate, quanto svilente se ci si sofferma sulle persone che saranno costrette a cambiare vita.

La buona notizia è che il passaggio sarà graduale e che tutti i dati accumulati dovranno essere controllati e tenuti al sicuro con l’apporto delle risorse umane. In generale, a fronte di tanti posti di lavoro persi, se ne creeranno due milioni di nuovi e diversi. Accanto a cybersecurity specialist, business intelligent analyst, data scientist e data specialist, spiccherà la figura del Cloud Architect, con lo scopo specifico di far capire come il cloud computing possa entrare in un’azienda, in che modo possa modificare lo status quo delle risorse IT già presenti e quale valore aggiunto possa offrire al business.

Cloud computing: cosa è? 

Con questo termine si fa riferimento ad una serie di tecnologie che permettono di elaborare, archiviare e memorizzare dati grazie all’utilizzo di risorse hardware e software distribuite nella rete. Banalmente, possiamo dire che stiamo utilizzando un servizio cloud quando in qualche modo, tramite pc, smartphone o altri dispositivi sfruttiamo delle risorse o dei servizi attraverso la rete.

Una figura complessa, ma…

Specializzato nella gestione dei sistemi informatici e cloud computing, il ruolo del Cloud Architect è quello di progettare e costruire ambienti cloud scalabili (facilmente gestibili) e resilienti (in grado di rispondere positivamente al cambiamento), che si adattino il più possibile alle esigenze di business di un’impresa. Il Cloud Architect è dunque una figura sempre più apprezzata e ricercata e ha la funzione di “facilitatore” nel complesso processo di trasformazione digitale che le aziende stanno vivendo. Attualmente sono pochi i professionisti in grado di migrare i propri dati all’interno di un public cloud (fornito da un provider che rende disponibili, attraverso la rete, risorse come macchine virtuali, server, storage e applicazioni  in grado di provvedere alla configurazione e alla gestione del sistema) e le aziende si affidano a consulenti esterni che generalmente fanno parte solo di progetti mirati e a breve termine.

In vista di questi mutamenti massivi ogni azienda avrà bisogno di figure con queste competenze, coinvolgendoli nel proprio organico in progetti più strutturali.

A fronte di una richiesta che si preannuncia esponenziale, è necessario però che ci sia la giusta formazione dei singoli profili: un buon Cloud Architect non deve solamente avere un’accurata conoscenza dei sistemi di cloud computing e delle soluzioni IT più rilevanti, ma deve possedere anche una buona comprensione del back-end e delle sue risorse a basso livello: dalle reti allo storage, fino all’hypervisor, con l’obiettivo di poter fornire alle aziende delle soluzioni sicure, capaci di mitigare i rischi associati alle infrastrutture cloud. In ambito IT, il Cloud Architect collabora con i project manager nel disegno delle applicazioni mission critical, basate sull’utilizzo di tecnologie cloud-oriented; affianca i team di progetto nella corretta applicazione di linee guida e nel troubleshooting delle problematiche che emergono nel corso del ciclo di vita delle applicazioni.

I requisiti principali, oltre la programmazione…

Il ruolo del Cloud Architect è fondamentale dal punto di vista della sicurezza infrastrutturale così come della riduzione dei costi, ma non solo. Si tratta infatti di una figura professionale particolarmente dinamica, in costante cambiamento, sempre attenta ad adeguarsi all’evoluzione dei sistemi tecnologici. Una trasformazione che vede la figura del Cloud Aarchitect centrale, perché in grado di gestire direttamente e con maggiore competenza le transazioni end-to-end della piattaforma.  Non solo programmazione ma anche capacità di apertura, valutazione e sperimentazione. Per prima cosa, un cloud architect deve capire a quale ecosistema si trova di fronte e avere una visione di insieme, comprendendo come si interfacciano i componenti, come comunicano le procedure e come interagiscono tutti gli elementi dell’ambito in cui si deve agire.

Altra peculiarità è quella di saper parlare di affari . Un professionista del cloud deve saper identificare il ROI (Return on Investment) di una soluzione cloud in una determinata organizzazione, deve valutare le metriche, le abitudini degli utenti e molto altro per riuscire a quantificare il vantaggio business che un’eventuale soluzione cloud può offrire. E una volta individuato il vantaggio, deve saperlo esporre a professionisti marketing e amministratori, per i quali il linguaggio tecnico ha poco valore. Infine, un cloud architect deve essere uno sperimentatore. Non deve avere paura dei cambiamenti e delle innovazioni, ma deve essere testimone dell’evoluzione. Implementare nuove piattaforme è più facile che mai ed è importante valutare nuove soluzioni, verificarne i vantaggi e decidere se arruolarle nel proprio arsenale di lavoro.

 

Tratto da Uomo&Manager di Marzo 2017