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Te lo sei chiesto sicuramente molte volte. Eccomi a cercare di aiutarti quanto più possibile con questo articolo. Ti suggerisco di leggerlo attentamente tutto così avrai una panoramica completa. E’ bene iniziare nel fare una panoramica sulla pubblicità online che si suddivide principalmente in:

  • SEA (Search Engine Advertising)
  • Display advertising (online advertising)
  • Social Media advertising (Facebook Ads, Twitter Ads, Linkedin Ads ecc..)

SEA (Search Engine Advertising)

Utilizzando questo tipo di pubblicità online possiamo promuoverci negli spazi previsti dai motori di ricerca in modo da ottenere un traffico mirato verso il nostro sito. Questo è strettamente connesso alle parole chiave digitate: di facile intuizione immaginare che la piattaforma SEA più conosciuta ed utilizzata sia quella di Google (AdWords). Il concetto alla base è molto semplice. L’inserzionista sceglie le parole chiave con cui vuole apparire nelle SERP (Search Engine Results Page) in modo differenziato rispetto agli altri siti. I siti pubblicizzati con Google AdWords li riconosci molto facilmente in quanto contrassegnati dalla scritta “Ann” o “Annuncio” che distingue quel risultato dagli altri, mettendolo in evidenza.

Il vantaggio di questa forma di pubblicità online

Sicuramente è una forma pubblicitaria molto elastica. Infatti le campagne di inserzioni possono essere analizzate e modificate in tempo reale ottimizzando così giorni ed orari di pubblicazione e scegliendo la localizzazione geografica più adatta.

Lo svantaggio di questa forma pubblicitaria

Per ottenere risultati davvero incisivi l’investimento economico deve necessariamente essere medio/alto. Questo per due ragioni. La prima è che la visibilità inizia e finisce con l’attivazione della campagna; restando poi legata alle normali attività SEO organiche. La seconda è che i costi per ogni singolo click ricevuto possono essere molto elevati e quindi difficilmente sostenibili da aziende che non siano di grandi dimensioni.

Display advertising (online advertising)

E’ l’equivalente online della pubblicità tradizionale. In questo caso scegli di sponsorizzarti attraverso banner statici o dinamici (video) caratterizzati da un forte impatto grafico. Cambiano i luoghi di collocazione di queste forme pubblicitarie. Le trovi inserite su siti web, blog, portali e linkate ad una pagina web con l’obiettivo di generare visite al sito o conversioni. L’investimento economico può risultare molto alto se non viene gestito al meglio. Il pay per click è spesso la modalità più utilizzata nell’advertising online poichè risulta essere una buona via di mezzo tra costi e benefici. Si paga solo e quando l’utente clicca realmente sul banner e conseguentemente sulla pagina web collegata ad esso. Più costosa ma più specializzata è l’opzione pay per lead o lead generation. Quest’ultima consente di ottenere contatti qualificati e profilati di persone e aziende interessate. Solitamente il banner è collegato a un form dove l’utente può inserire i suoi dati e solo al termine della compilazione si paga il servizio. Si spende quindi esclusivamente in base ai contatti ottenuti.

Social Media advertising

Le opportunità offerte dai social sono ottime perché si ha l’accesso diretto o indiretto ad una serie innumerevole di dati personali utili alla tua “targettizzazione“. Infatti oltre ai dati che come utenti possiamo inserire volontariamente all’interno delle piattaforme (nome, sesso, età, professione, località in cui viviamo) i social media ottengono dati in modo indiretto derivanti dalle nostre azioni all’interno della piattaforma. Mi riferisco ad esempio alle condivisioni, commenti, click ecc. capaci di identificarci in maniera dettagliata per le nostre caratteristiche di consumatori. Proprio su questi dati ed informazioni si basa il social media advertising, caratterizzato da campagne ad alta profilazione degli utenti. Le persone che visualizzano l’inserzione pubblicitaria possono essere selezionate dall’inserzionista in base a numerose variabili.

Il vantaggio di questa forma di pubblicità online

Da un lato ti consente di raggiungere gli utenti dei social network che rispondono esattamente alle caratteristiche desiderate per il tuo target, dall’altro la natura stessa dei social media permette ai contenuti di girare velocemente e con successo, sfruttando quella forma di passaparola chiamata comunemente “viralità“.

Lo svantaggio di questa forma pubblicitaria

La pubblicità sui social è considerata sempre più spesso come invasiva da parte degli utenti che utilizzano queste piattaforme per lo più per distrarsi, divertirsi o rimanere in contatto con amici e parenti. La competizione degli inserzionisti, sopratutto su Facebook ed Instagram, ha oltretutto innalzato notevolmente il budget necessario per ottenere buoni risultati. Questo perché il sistema si basa su offerte ad asta e di conseguenza, come accade anche con Google AdWords, queste forme pubblicitarie risultano vincenti solo a fronte di investimenti importanti.

Content Marketing prima di tutto

Alla luce di quanto ti ho spiegato fino ad ora vien da se che promuoversi con i social media è sicuramente la soluzione ideale rispetto al promuoversi con i media tradizionali. Tuttavia il budget per ottenere risultati dalla pubblicità online sta crescendo a causa dell’aumento della concorrenza. Cosa fa la differenza quindi? come creare contenuti efficaci per promuovere un prodotto/servizio ottenendo risultati duraturi nel tempo anche se non disponi di un budget importante da investire? servono strategia, metodo e capacità di modificare in corsa prima di tutto.

Da un strategia vincente può nascere solamente un prodotto vincente. Se c’è una cosa su cui la famiglia Ferrero ha sempre puntato è la brand awareness va, o meglio la consapevolezza del brand, che ha reso la Nutella nella mente dei consumatori un prodotto unico. Aggiungerei anche inconfondibile per gusto e valori.

Da oltre 70 anni nella mente dei suoi consumatori

Nei precedenti articoli ho parlato spesso dell’importanza di farsi ricordare, di individuare il proprio pubblico/target di riferimento e di entare nella loro mente come prima scelta all’insorgere di un determinato bisogno.

La Brand Awareness non come punto di arrivo ma come percorso da costruire

Il primo passo da intraprendere, con un buon piano di comunicazione, riguarda sicuramente il pubblico che va coinvolto. Successivamente devi puntare alla fidelizzazione del cliente. Tu come impresa devi assolutamente farti portatrice di principi e valori condivisibili dal cliente stesso. In questo modo durante il processo decisionale di acquisto, il tuo brand verrà scelto al posto di quello dei tuoi competitor. Ovviamente non si parla di qualità, perché il tuo prodotto può anche non essere migliore di quello dei tuoi competitor. Ciò che ti deve contraddistinguere è una comunicazione ben studiata.

Pensa che la nutella è nata per far fronte alla carenza di cacao durante la Seconda Guerra Mondiale. Il signor Ferrero si inventò questa crema spalmabile composta da zucchero, nocciole e pochissimo cacao. Idea geniale!

Di quali valori si è fatta portatrice Nutella?

Ferrero ha fatto leva sul suo delizioso prodotto come mezzo per riunire amici e familiari in un momento di condivisione!

Il nuovo spot Nutella “Ti Amo Italia”

Il senso di unione ancora una volta pervade. Questa volta la grande famiglia è l’Italia intera. In collaborazione con Ogilvy la campagna ci porta alla scoperta dell’Italia nei suoi straordinari aspetti. “Se guardi bene ogni cosa è straordinaria”. Uno spot di soli 20″ che va dai borghi alle montagne, dalle isole alle città, dalle acque cristalline ai paesi colorati. Trenta vasetti per celebrare il nostro Paese. In linea con ciò che da sempre Nutella promuove tramite sfumature colorate traspaiono allegria e spensieratezza.

Insomma, Nutella è un vero e proprio esempio di successo di Brand Awareness da perseguire.

Tu come pensi di costruire la Brand Awareness della tua azienda?

Se c’è una cosa che non puoi fermare è il tempo. Hai visto passare e tornare mode, stagioni, tendenze. Proprio così, il tempo passa e le tue abitudini e gusti vengono quotidianamente ribaltati. Ecco allora che anche l’immagine di un’azienda, proprio come te con un nuovo taglio di capelli o un vestito diverso dal solito, ha bisogno di un cambio di immagine. Alcuni brand diventano più freschi altri più colorati e creativi ma c’è una caratteristica che accomuna praticamente tutti i rebranding più recenti: la ricerca di una migliore leggibilità!

Chi lo sa, magari se sei alla ricerca di uno spunto per il tuo rebranding perché non sai da dove iniziare qui puoi trovare la tua ispirazione…

Ma di quali brand stiamo parlando?

Warner Bros

Con l’avvicinarsi del centenario che si terrà ad Aprile del 2023, lo storico brand di produzione cinematografica che da sempre incanta grandi e piccini ha presentato il suo nuovo logo. Un blu luminoso e moderno fa da cornice alla scritta “WB” decisamente più equilibrata della precedente.

In ordine vecchio e nuovo logo Warner Bros

Volkswagen

La tedesca si modernizza in funzione anche della sua sempre più cospicua gamma di autovetture elettriche diventate ormai un must per molti. Ma siamo sicuri che in questo caso il logo sia stato reso più leggibile?

L’obiettivo della casa automobilistica è stato raggiunto in quanto il logo risulta essere adatto a tutti i supporti visivi, dal digitale alla stampa con un passaggio dal 3D ad uno stile bidimensionale ben elaborato. Per noi il brand è promosso!

In ordine il vecchio ed il nuovo logo Volkswagen

Desigual

Un esercizio decisamente bizzarro per i tuoi occhi che si apprestano a guardare il nuovo logo del noto brand di abbigliamento!

Parliamo oltretutto del primo brand al mondo con un logo al contrario… cosa ne pensi?

In ordine vecchio e nuovo logo Desigual

Mastercard

Non puoi non conoscerla! Il circuito d’eccellenza, l’apri pista di tutti i tuoi acquisti!

Il brand è talmente conosciuto che ha deciso di eliminare la scritta “mastercard” utilizzando solo il pittogramma, ovvero i cerchi gialli e rossi, bypassando così qual si voglia problema di leggibilità!

In ordine vecchio e nuovo logo Mastercard

Avresti mai immaginato che il principale veicolo di informazione di oggi potesse essere un social? Instagram per la precisione.

Il nostro Paese è al terzo posto su scala globale per l’utilizzo di Instagram come fonte di notizia. La notizia non ti nascondo che inizialmente ha lasciato sbalordita anche me.

Poi però mi sono fermata un attimo a pensare ed effettivamente ho notato che l’informazione al tempo d’oggi è effettivamente sempre più smart a partire da come viene prodotta e dagli strumenti impiegati per “raccontare” una notizia. Come viene fruita è solo una logica conseguenza di come viene prodotta.

I quotidiani sono diventati digitali

Un esempio lampante è Open di Enrico Mentana, gli hai mai dato un’occhiata? se ancora non lo hai fatto ti suggerisco di cliccare qui e vedere di cosa sto parlando. Non puoi certo restare indietro con i tempi!

Instagram in cima alle preferenze degli italiani

Le continue foto dei tuoi amici, dei personaggi più o meno noti che segui o ancora delle aziende che hai a cuore potrebbero indurti a pensare che ciò che più viene ricercato all’interno del social più amato dagli italiani siano contenuti fotografici. Effettivamente ogni giorno siamo bombardati di foto strabilianti. Eppure i dati ci dicono altro. Pensa che il 17% degli iscritti di Instagram utilizza la piattaforma come fonte di notizie. Siamo al 4% in più rispetto allo scorso anno.

Ma non solo! Dalla ricerca svolta dal Digital News Report risulta anche che ad avere maggior successo come fonti di informazione sono molto spesso account “nuovi” come Torcha editoriale digitale che vede coinvolto Marco Cartasegna o Will Media. Successo garantito anche per i profili di persone comuni che hanno deciso di utilizzare il proprio account come fonte di divulgazione di notizie.

Tieniti in costante aggiornamento

Effettivamente la premessa perché ciò accadesse c’era già da qualche anno, basti pensare che per vendere sui social non è più sufficiente limitarsi alla mera rappresentazione del prodotto descrivendone le sue caratteristiche. L’utente cerca l’informazione.

Che tipo di informazione cerca l’utente? Storytelling dell’azienda, impegno in campo sociale, prodotti o servizi che vende e su come da questi può trarne beneficio.

Ti aspetto con le prossime Social Tips!

Che tu sia un libero professionista o il proprietario di un’azienda poco importa, il profilo social che hai delinea per il mondo chi sei. Oggi nello specifico caso parliamo di Linkedin.

Hai un profilo ma non sai come ottimizzarlo? nessun problema ti aiuterò con qualche semplice consiglio. Iniziamo però nel fare una distinzione tra come Liberi Professionisti e aziende possono sfruttare al meglio Linkedin.

Per il Libero Professionista

Se svolgi la libera professione sai bene quanto le relazioni sociali siano importanti per il tuo Business e Linkedin è il luogo adatto per farle. Di seguito ti fornirò qualche piccolo suggerimento:

  • Non confondere il tuo profilo Linkedin con il tuo curriculum. E’ giusto inserire tutte le tue esperienze professionali ma ricordati che la vera differenza viene fatta dalle interazioni e dalla rete di contatti che saprai crearti. Emergere può essere difficile, ma con costanza e determinazione otterrai sicuramente risultati.
  • Definisci il tuo target. Come per qualsiasi attività online è fondamentale avere bene in mente a chi ti rivolgi. Domandati quindi: qual è la persona che vorrei trovasse interessante il mio profilo? Quali sono le competenze che è importante inserisca e quali posso invece tralasciare perché non sono al 100% coerenti con le mie ambizioni?
  • Le aziende guarderanno il tuo profilo. Linkedin è uno strumento fondamentale per le aziende che ricercano nuove figure da inserire all’interno del proprio team. Assicurati quindi che il tuo profilo sia aggiornato e con tutte le informazioni che occorrono.

Per le aziende

Frequentemente mi trovo a lavorare con aziende che hanno un grande potenziale ma non lo esprimono il che si traduce spesso e volentieri in profili confusionari e poco chiari. La conseguenza è l’inefficacia del profilo stesso.

Iniziamo con l’affermare che la pagina/profilo del tuo brand non può essere quella del tuo profilo personale come fondatore. I due profili devono essere ben distinti e vivere di vita propria.

Passiamo ora a qualche suggerimento:

  • è uno strumento di marketing. Cerchi maggiore visibilità per il tuo brand e non sai come fare? sicuramente curare la sua pagina aziendale LinkedIn è un primo e fondamentale passo, è il famoso biglietto da visita! Inoltre con LinkedIn Advertising i tuoi orizzonti possono ampliarsi enormemente.
  • Selezionare le risorse valide per ampliare il tuo team. La tua pagina aziendale può essere uno strumento più che valido per attirare candidati qualificati e in target con le tue aspettative.
  • Creare una community. Pubblicando contenuti interessanti, pertinenti con il tuo target e mostrare le tue competenze e i tuoi progressi può sicuramente aiutarti ad acquisire nuovi clienti e creare così la tua community, la tua rete di contatti. Non è semplice ma non è nemmeno impossibile!

Ora sai come ottimizzare il tuo profilo e puoi muovere i primi passi autonomamente, se vuoi migliorare anche i risultati dei tuoi post ti consiglio di leggere il precedente articolo “Migliora i risultati dei tuoi post con LinkedIn“.

Brand sempre più vicini ai propri clienti, ormai l’obiettivo è coinvolgere, attirare, far sentire la voce del proprio brand e poi convertire in acquisti. Coinvolgere oggi non significa più solamente avere un forte legame con i tuoi clienti ma anche far emergere il tuo impegno verso una o più cause di rilevanza sociale, ambientale, politica ed economica. Il tutto dimostrato da apposite campagne ad hoc di comunicazione. Ovviamente ciò di cui stiamo parlando ha un nome ben preciso e da ora in poi dovrai tenerne conto per la tua strategia aziendale, si tratta di brand activism.

Una nuova visione dell’azienda e di quello che è il processo di decisione degli acquisti con il brand activism

L’emergenza Coronavirus ha sicuramente contribuito al cambiamento di rotta di molte aziende che oggi si impegnano concretamente nella nostra società. L’azienda ormai da parecchio tempo non rappresenta più un sistema chiuso e l’impronta civica del brand è la “spinta” che porta il consumatore finale all’acquisto.

Premiati i brand che hanno il coraggio e la determinazione di prendere posizione

Dal 2019 ad oggi i brand che hanno registrato più vendite sono proprio quelli che prendono posizione. Sopratutto per le nuove generazioni, il processo decisionale che conduce all’acquisto non è influenzato solamente da fattori come la qualità, la bellezza o il costo ma anche e sopratutto direi dall’affinità con i valori del brand.

Un esempio di brand activism?

Il primo che emerge è sicuramente quello di Ikea che nelle sue ultime campagne pubblicitarie si impegna sempre di più nella produzione di materiale eco-sostenibile e ci esorta anche a noi a rispettare l’ambiente in cui viviamo. Non solo, sul suo sito troverai perfino la guida intitolata “vita sostenibile nel rispetto dell’ambiente“. La guida vuole essere una fonte di ispirazione per tutti quelli che, in tempi di cambiamenti climatici, desiderano integrare più sostenibilità e tutela dell’ambiente nella loro vita di tutti i giorni. 

Spot Settembre 2020 Ikea rendi il pianeta un posto migliore in cui vivere
Brand identity e brand activism due concetti che “vanno a braccetto”

Far conoscere l’identità del tuo brand ovvero i valori che possiede, il team che ci lavora, il luogo in cui si producono i prodotti o servizi che offri etc. va sicuramente di pari passo con il brand activism che ne è parte integrante. Bisogna sempre di più quindi “umanizzare” il brand. Mai come oggi i tuoi clienti ne hanno bisogno.

Tempo fa inoltre avevo scritto un articolo intitolato: “promuovere, sedurre e vendere con i contenuti” ecco, se ti va ti invito a leggerlo in quanto molto attuale. Ricorda, qualsiasi valore, concetto, iniziativa passa sempre attraverso la comunicazione ed il modo di comunicare nel contesto totale fa la differenza a partire dalla qualità del contenuto!

“LinkedIn non serve a niente”: questa è la frase che più spesso mi sento dire prima di iniziare a parlare per la prima volta con i miei clienti.

Vivi nell’era del digitale e che ti piaccia oppure no è il momento di fare un passo avanti. Mai come in questo periodo il fattore determinante per il successo di qualsiasi azienda è la sua digitalizzazione e presenza social. Oggi partiamo con uno dei social ritenuto come il “più professionale”, LinkedIn.

Effettivamente Linkedin nasce a Maggio del 2003 con il solo scopo di essere una piattaforma d’incontro virtuale tra professionisti.

Pensa che con l’advertising su Linkedin possono essere raggiunte 663,3 milioni di persone, praticamente il 12% della popolazione mondiale!

Attenzione, è fondamentale non solo avere un profilo LinkedIn, ma curare le connessioni che si instaurano e lavorare affinché l’algoritmo ti premi.

Veniamo a noi, in questa guida ti aiuterò con alcuni brevi suggerimenti ad ottimizzare i risultati dei tuoi post su LinkedIn.

  1. Pubblica il martedì e il giovedì tra le 9 e le 11, in base al nuovo algoritmo questi sono i giorni e gli orari migliori per pubblicare e raggiungere il maggior numero di utenti.
  2. Non includere nei tuoi post link che rimandano ad altri siti, LinkedIn penalizza contenuti di questo genere! Se vuoi condividere qualcosa extra-Linkedin inseriscilo nel primo commento invece che nel testo del post.
  3. Hai trovato interessante un contenuto pubblicato da un’altra pagina aziendale? perfetto! Attento però a non fare una semplice condivisione ma piuttosto inseriscilo in un nuovo post.

Diverse volte mi è stato anche chiesto: voglio ottimizzare il mio profilo personale o quello della mia azienda, come posso fare? o ancora, sono il proprietario di un’azienda e anche un professionista come è più opportuno che io apra il mio profilo Linkedin, come libero professionista o a nome della mia azienda?

Risponderò a tutte le domande nei prossimi articoli, resta connesso!

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“Mentire a noi stessi è ben più radicato nella nostra anima del mentire agli altri.” F. Dostoevsky.

Possiamo riassumerli, i bias cognitivi, come i famosi errori di valutazione.

A tutti noi è capitato di avere quella fastidiosa sensazione di essere il peggior nemico di noi stessi. Pensiamo, ragioniamo, eppure ci ritroviamo più spesso di quanto vorremmo a prendere decisioni inadatte come ad esempio sgarri alimentari che ci riempiono di sensi di colpa oppure acquisti impulsivi che si dimostrano inutili…

La nostra mente ogni tanto va in “tilt”, tutta colpa dei bias cognitivi.

Si tratta di un tentativo di ricreare una visione alternativa di ciò che realmente ci circonda ed è un errore che capita molto più frequentemente di quello che si pensa. In poche parole sono delle interpretazioni soggettive e spesso non corrette degli eventi

Ma cos’è esattamente un bias cognitivo?

Si tratta di un’interpretazione soggettiva e distorta della realtà che viene elaborata in modo da essere in linea alle proprie idee, influenzando il giudizio e le relative decisioni (anche di acquisto).

Perché sono importanti nel marketing?

Sappiamo bene ormai che il rapporto tra marketing e psicologia è molto stretto tanto da averne già parlato in maniera approfondita in un nostro precedente articolo che per comodità vi linkiamo nuovamente qui https://labict.it/vendere-al-95-per-cento-del-cervello-dei-clienti/.

C’è un momento in cui il consumatore è estremamente vulnerabile ovvero l’attimo in cui sta per perfezionare un acquisto.

Un buon marketer può quindi solo che sfruttare al meglio i processi decisionali attivati dai consumatori in fase di acquisto. Basterà per lui porsi alcune domande come:

  • Come reagisce un utente dinanzi ad una pubblicità?
  • Che emozioni prova quando si trova a che fare con un determinato brand?
  • Che rilevanza dà ad un prodotto in rapporto alla propria soddisfazione personale?

Questi sono tutti meccanismi che sorgono in fase di acquisto; meccanismi a cui il marketing oggi assegna un’importanza cruciale.

Facciamo qualche esempio, ecco alcuni tipi di bias (se ne contano oltre 100)…

Bias di conferma

Secondo il quale ognuno di noi tenderebbe ad allinearsi a quelle persone o a quelle linee di pensiero che confermano le nostre opinioni, escludendo così ogni forma di contraddittorio. Così, per esempio, leggiamo soltanto libri o quotidiani che cementano le nostre convinzioni.

Bias di ancoraggio

Il più frequente. Quando dobbiamo fare una scelta ci basiamo su fattori ed elementi che riteniamo essere ottimi per fare paragoni e che, in realtà, non soltanto non sono tali ma ci impediscono di vedere un aspetto nel suo insieme.

Questo tipo di bias è molto usato nelle vendite; quando si compra uno smartphone da 1.200 euro appare ragionevole comprare un accessorio da 150 euro, per esempio degli auricolari bluetooth. In realtà, con il prezzo dell’accessorio si può acquistare un cellulare di bassa gamma.

Framing

Il framing altro non è che un effetto che induce il nostro cervello a valutare le informazioni a seconda della cornice che le circondano. Immaginiamo di voler acquistare una moderna macchina da caffè. Nella proposta del nostro venditore ci sono tre modelli: uno base da 100 €, uno intermedio da 130 € e uno “top” da 210 €. Se non esistesse il modello “top” all’interno della proposta probabilmente sceglieremmo il modello base. Con 100 € acquisteremmo una macchina da caffè conforme alle nostre necessità. Ma con la presenza del modello “top” sappiamo che con 30 € in più possiamo acquistare un modello leggermente più prestante, anche se non costoso come il modello da 210 €. Finiremmo per acquistare il prodotto centrale nella cornice.

 Bias del pavone

Tutti noi siamo portati a condividere maggiormente i nostri successi, rispetto ai nostri fallimenti.

Avete bisogno di prove? L’intero Facebook ruota attorno al bias del pavone; le frasi e le immagini più condivise riguardano vacanze incredibili, party selvaggi, amori passionali…

Riprova sociale (bias del carro della banda musicale)

E’ uno strumento che negli ultimi anni è sempre più utilizzato e si caratterizza sostanzialmente nell’arte di influenzare il pubblico attraverso le opinioni di altre persone. Questo meccanismo lo si attiva inserendo nel proprio piano editoriale social le famose recensioni e opinioni dei clienti, ovviamente soddisfatti, che già hanno acquistato il prodotto.

Quanto conta la riprova sociale? Tantissimo, basti pensare che il 91% delle persone che acquista online si lascia influenzare dalle recensioni online.

Bias di salienza

Chiamata anche salienza percepita, è la tendenza ad esprimere giudizi su persone o situazioni sulla base delle informazioni più salientiBasiamo cioè il giudizio sulle caratteristiche più evidenti.
Se ad esempio oggi ci capitasse di ascoltare al telegiornale notizie di violenza nel nostro quartiere, ci sentiremmo meno sicuri ad uscire da casa, nonostante la probabilità di essere una vittima di violenza sia rimasta fondamentalmente la stessa di ieri.


N.B.Chi ha a cuore il proprio Brand deve assolutamente tener conto che ogni forma di attività persuasiva va accompagnata da una promessa di fondo che deve essere mantenuta.

Apple ci stupisce anche stavolta ottenendo il brevetto per un software che mette insieme immagini scattate separatamente a prova di selfie.

Il distanziamento sociale così diventa meno pesante e possiamo tornare almeno su una foto a stare vicini. Le persone si scattano una foto separatamente e le immagini vengono poi assemblate in automatico come un collage. Bastano pochi passaggi e la foto è fatta!

Come funziona?

Gli utente di iPhone possono invitare gli amici a prendere parte al selfie di gruppo che può essere creato partendo sia da normali foto, sia da filmati registrati sul momento o già memorizzati nel telefono.

Il ritratto di gruppo finale viene memorizzato come una raccolta di autoritratti, insieme all’immagine di sfondo e ai dati sul posizionamento di ciascuna persona all’interno della foto di gruppo. Essendo tutto memorizzato come singoli elementi separati è anche possibile modificare l’ordine delle persone all’interno dello scatto, in modo da organizzare il gruppo in base alle proprie preferenze e creare una vera e proprio foto personalizzata!

Tale brevetto, depositato nel 2018, è stato concesso solo recentemente ad Apple.

Al momento Apple non ha reso noto se e quando la tecnologia arriverà a disposizione degli utenti. L’idea brevettata non sempre trova concreta realizzazione. I selfie sono pratica quotidiana e in continua crescita. Solo su Google Foto se ne contano miliardi. Mentre, secondo un sondaggio condotto da OnePoll, il 30% delle immagini scattate dai giovani di età compresa tra 18 e 24 anni sono selfie.

“Quando assistenti vocali si aggiornano anche in base alle news che arrivano dal mondo.”

Ha suscitato grandissima indignazione in tutto il mondo l’uccisione di George Floyd, il cittadino afroamericano soffocato dagli agenti durante un arresto.

Jennifer Aniston ha donato un milione di dollari contro il razzismo, Milano e Roma hanno sfilato contro il razzismo, grande solidarietà anche nei social dove molti utenti (star per prime) hanno pubblicato sul loro profilo un’immagine completamente nera, seguita dall’hashtag #blackouttuesday e #theshowmustbepaused.

Ora anche Apple, Google ed Amazon hanno aggiornato i loro assistenti vocali che ora rispondono alle domande sul movimento per i diritti degli afroamericani.

Siri, Alexa e Google Assistant hanno una risposta alla domanda “Do black lives matter?” (Le vite dei neri contano?).

Siri risponde semplicemente di sì, mentre l’assistente di Google spiega: “I neri meritano le stesse libertà concesse a tutti in questo Paese, e riconoscere l’ingiustizia che affrontano è il primo passo per risolverla”. Alexa di Amazon sottolinea che “tutte le persone meritano di essere trattate con equità, dignità e rispetto”.

Gli assistenti di Google e Apple controbattono in modo specifico anche alla domanda “Do all lives matter?” (Tutte le vite contano?), uno slogan spesso usato nel tentativo di indebolire il Black lives matter. “Dire che le vite dei neri contano non significa che tutte le vite non contino. Significa che le vite dei neri sono a rischio in modi in cui le altre non lo sono”, spiega Google. La risposta di Siri è similare.