Scopri le novità sul Digital e rimani sempre informato su questo mondo in continua evoluzione.

Chirurgia estetica e filtri AR per i like sui social

Come Instagram ha standardizzato i canoni di bellezza nel mondo


Il rapporto con la tecnologia spesso degenera in forme di abuso e dipendenza e ha un impatto sempre più rilevante nell’immagine che abbiamo di noi stessi. Attraverso la fotocamera del telefono o del computer, oppure da una fotografia scattata da amici e condivisa in rete ci vediamo da un’ottica diversa e, spesso, si scopre un’immagine di sé che non ci si aspetta: rughe, occhiaie, doppio mento che potevano essere sfuggiti davanti allo specchio restano invece ben visibili sulle bacheche dei social.
Tutto ciò sfocia in un boom di chirurgia estetica per avere più like sui selfie con un intervento per aumentare il volume del seno, una liposuzione per diventare più snelle, un ritocco per cancellare i segni del tempo dal viso. Negli stati uniti hanno già ribattezzato la tendenza “facebook-lift”. Ma non solo! Sull’account Instagram @Insta_Repeat si scopre una verità schiacciante: sui social network postiamo tutti le stesse cose.
Una faccia dai connotati ben precisi che un recente articolo del New Yorker ha definito proprio Instagram face, tracciando i contorni di quelli che sono diventati a tutti gli effetti i canoni di bellezza dominanti nell’era di Instagram: viso giovane, incarnato di porcellana, zigomi alti e pieni, occhi da cerbiatta, ciglia cartoon, naso piccolo e stretto e labbra turgide e piene
Possiamo comprendere questo fenomeno attraverso la parola standardizzazione che si sta diffondendo in maniera sempre più radicale ed estesa tra gli utenti comuni. Il desiderio comune è di apparire sempre più simili ai propri idoli estetici ma anche quello di sentirsi accettati e soprattutto apprezzati, meglio se sotto forma di like visibili.
La nostra percezione di noi stessi viene ogni giorno sottoposta a distorsione prima dai filtri bellezza di Snapchat, ora anche presenti su Instagram. In America va per la maggiore FaceTune, app che in solo tap cancella rughe, discromie e imperfezioni e ridefinisce le proporzioni del viso seguendo i dettami della Instagram face.
Oggi giorno ci troviamo divisi nel continuo scontro tra il sentirsi accettati aderendo a standard estetici utopici omologati e le nuove campagne per l’inclusività e la diversità che enfatizzano il concetto di pluralità; esattamente l’opposto dell’uniformità incoraggiata dai social media.
Così, se da un lato i movimenti femministi promuovono un’idea di bellezza unica e quindi speciale, che trasforma gli inestetismi in punti di forza (cc: lentiggini, smagliature, cellulite, peli femminili…) e fa della diversità il suo mantra, dall’altra Instagram, in particolare Oltreoceano, veicola prepotentemente immagini ritoccate, spianate, uniformate: un’ode all’Instagram face che nella vita reale si traduce in un aumento degli interventi di chirurgia estetica.

I trend social del 2020 che devi conoscere…

Vuoi avere successo sui Social Media nel 2020?

Non puoi quindi perderti quelle che saranno le tendenze più importanti di quest’anno!

In una concorrenza sempre più ampia anche sui Social, non mancano di sicuro le piattaforme in cui puoi investire il tuo tempo per farti conoscere dal tuo pubblico.

Ti stai avvicinando al tuo pubblico proprio lì dove trascorre il suo tempo?

Stai dando loro quello che vogliono o di cui hanno bisogno al momento giusto?

Cosa conta per loro?

Queste sono le domande per le quali tutti necessitiamo di una risposta, domande che però sembrano cambiare ogni anno.

Di seguito ti elencheremo le 10 tendenze dei Social Media che contano di più per i marketer, i marchi e le imprese secondo i più grandi esperti.

#TREND 1 CONNESSIONE – COMMUNITY – EXPERIENCE

Nel 2020 la grande tendenza sara in realtà un ritorno alle origini.

Non è più sufficiente offrire un servizio di cui i clienti hanno bisogno perchè oggi la relazione che instauriamo con i nostri clienti è più importante dei prodotti e dei servizi che vendiamo. Le persone sono alla ricerca di connessioni a livello personale con aziende e marchi che si sentono parte della “loro comunità”. Le aziende devono oggi impegnarsi più che mai per essere un “amico” utile e comprensivo piuttosto che un fornitore di prodotti e servizi. Ciò si traduce nel passare più tempo a costruire contenuti coinvolgenti e ad essere più coinvolti. In poche parole la comunità sarà la chiave. Questo dovrebbe indurre i marchi a creare propri gruppi su Facebook piuttosto che avere solo una pagina aziendale per ottenere follower e like. Il motivo per cui si parla di “Comunità” è perchè si deve cercare, tra le altre cose, di facilitare e coinvolgere azioni significative tra i follower, utenti e fan.

La conversazione è la chiave per la comunità e l’esperienza.

#TREND 2 INFLUENCER AUTENTICI

L’influencer marketing non sta andando da nessuna parte infatti sta maturando. La chiave sta nel creare una strategia di influencer chiara e cristallina che si integri con la propria strategia di marketing globale. Gli influencer autentici sono quelli che utilizzano concretamente e quotidianamente i prodotti di un determinato marchio o brand. Oggi gli utenti dei Social Media sanno come si presenta una relazione forzata con un marchio e sono stanchi di vedere queste interazioni.

#TREND 3 DIVERSIFICA CON TIKTOK, REDDIT E ALTRO

Di TikTok ne abbiamo recentemente parlato in un articolo di cui vi riportiamo il link https://labict.it/il-fenomeno-tik-tok-il-nuovo-social-che-impazza/ . Facebook ed Instagram non sono più gli sportelli unici di una volta. La copertura organica di TikTok è qualcosa mai visto prima, è meglio anche dei primi giorni di Facebook!

Molte aziende hanno trovato il Marketing su Reddit difficile e intimidatorio, ma l’uso di quest’ultimo da parte dei consumatori sta crescendo esponenzialmente facendo maturare l’idea che i marchi su Reddit siano più autorevoli. Non è mai stato momento migliore di questo per i marchi di affermarsi su una piattaforma che è responsabile di gran parte della cultura Internet di cui godiamo oggi.

#TREND 4 REIMMAGINA IL SOCIAL ANALYTICS

Dal punto di vista dell’analisi non è mai stato così importante per gli esperti di marketing creare la propria fonte di verità e fare i propri calcoli in termine di quantificazione dei risultati, sopratutto quando si tratta di misurare l’incremento. Man mano che l’apprendimento automatico continua ad evolversi i marchi con i dati migliori saliranno in cima.

#TREND 5 DIVENTA CREATIVO, SMETTI DI ESSERE NOIOSO

I marchi noiosi sono ovunque con i loro contenuti noiosi sui social media.

Brevi video (ma efficaci) girati in occasione di eventi in cui i partner tecnici parlano delle loro soluzioni, di come è nata l’idea, di come è stata costruita, ecc.
GIF e video animati di breve durata progettati per ispirare lo spettatore, non solo per capire, ma per agire.
Chi vuole andare alla pagina di un marchio e vedere solo un sacco di post “compra le mie cose!” O post noiosi che non si applicano alla loro vita o risolvono i loro problemi? Nessuno!

A nessuno importa dei tuoi annunci a meno che tu non abbia dimostrato il tuo valore fornendo contenuti di consumo di qualità.

#TREND 6 STORIES

Le storie sono un modo perfetto per attirare l’attenzione, per alcuni secondi preziosi, di un pubblico che ama i contenuti creativi autentici. Le storie sono un ottimo modo per aggiungere un tocco di umanità ai tuoi social media usando emoji, video e adesivi. I marchi e le aziende intelligenti faranno di questo un focus maggiore nella loro strategia di marketing per il 2020 se vogliono avere un livello più alto di successo nel raggiungere il loro pubblico e aumentare il coinvolgimento.

#TREND 7 YOUTUBE E VIDEO

Il video potrebbe non essere una nuova tendenza ma rimane una tendenza importante nei social media. Ora i consumatori sembrano aspettarsi contenuti video da un marchio con cui faranno affari. Se non hai iniziato a sperimentare con i video, ora è il momento di iniziare o rischierai di rimanere indietro rispetto alla concorrenza.

Non dimenticare: YouTube è una piattaforma di social media. Ed è più grande di Facebook.

Il nuovo Marketing punta sulla qualità

L’evoluzione del marketing, il passaggio dal marketing tradizionale a quello moderno, si può semplificare in sei punti fondamentali:

  1. ATTRARRE. L’obiettivo deve essere quello di attirare il cliente senza però arrecargli disturbo. Occorre creare il contenuto ed aspettare che sia lui ad avvicinarsi.
  2. EDUCARE E POI VENDERE. Attraverso i contenuti è possibile far conoscere la propria filosofia ed i propri prodotti creando un legame con il pubblico.
  3. NON PARLARE DEL PRODOTTO. I contenuti anche se distanti dal prodotto che desiderate vendere devono riflettere la vostra filosofia. Ricordate che non c’è niente di più errato che tormentare il pubblico con la pubblicità.
  4. PENSARE COME UN EDITORE E NON SOLO COME UN IMPRESA. Per non parlare del prodotto iniziamo a ragionare come se fossimo un editore. Pensiamo quindi al tono della voce, ai media, ai contenuti, ai lettori.
  5. AGGIORNARSI SEMPRE. La strategia di marketing va pensata in continuazione, i social sono in continua evoluzione , le persone perdono rapidamente interesse per alcune cose acquisendone per altre. Gli algoritmi, non ci stancheremo mai di ricordarvelo, cambiano frequentemente.
  6. FAR CRESCERE LE RISORSE A LIVELLO SIA DI PERSONE CHE DI SOFTWARE. La continua formazione del team, i software sempre aggiornati e al passo con i tempi sono un valore inestimabile per la crescita della vostra impresa.

Ovviamente dovete sempre tener conto che tutti questi accorgimenti produrranno i loro effetti nel tempo adottando una delle più importanti virtù, la costanza. Questa vi permetterà di raggiungere risultati nel lungo periodo. Nel marketing bisogna avere pazienza, determinazione, conoscenza e costanza…

Drink Influencer, la nuova professione

” Nulla sarebbe più faticoso che mangiare e bere se Dio, oltre che una necessità, non ne avesse fatto un piacere. ” Voltaire

Che sia da soli o in compagnia il momento del Drink è un attimo di relax dalla routine quotidiana. Ma siamo realmente in grado di saper scegliere tra la moltitudine di proposte offerte quello più piacevole per il nostro gusto? se la risposta è incerta nessun problema perchè ad aiutarci possiamo trovare una nuova figura, quella del Drink Influencer!

Chi è e cosa fa un Drink Influencer?

Seguendo la scia dei Food Blogger, nati ormai da molti anni, i Drink Blogger o Drink Influencer hanno la passione per il bere bene, intercettando anche le nuove tendenze in fatto di mixology. Il più grande impegno del Drink Blogger è quello di trasmettere la cultura di un cocktail, dai tecnicismi di settore al linguaggio comune del consumatore, portando quest’ultimo a scoprire la cultura della miscelazione e ad effettuare nuove esperienze, sviluppando così il gusto e l’attenzione per cocktail diversi da quelli più abituali. Anche il design del cocktail è soggetto ad analisi da parte di questa nuova figura. Insomma si tratta di una consulenza a 360°!

Qual’è il suo ruolo e l’attività all’interno delle aziende?

Dalla scrittura degli articoli del magazine e le interviste ai cocktail bar, si passa alla creazione dei post, arrivando alla gestione dei contatti commerciali.  Si tratta di un vero e proprio professionista del marketing e della comunicazione, non basta essere solamente buoni intenditori di tendenze all’interno del settore beverage.

Il fenomeno Tik Tok, il nuovo social che impazza

Il nuovo social network è ormai virale tra i più giovani. Si tratta di una semplice app creata in Cina da scaricare gratuitamente sul proprio cellulare. Per iscriversi bisogna avere almeno 13 anni ma in realtà all’interno ci sono iscritti anche di 11 e 12 anni. Il nuovo social conta già circa 2 milioni di utenti attivi ogni mese e 236 video al minuto al mese. I video possono essere montati in formati professionali ma ciò che caratterizza maggiormente questa app è la velocità. L’app ti consente di postare video che possono essere montati in modo da avere un ritmo frenetico, questa una sua peculiarità. Ha superato, scalando la classifica delle app più scaricate, Facebook, Instagram e Youtube. Ma cosa attira i ragazzi verso questo nuovo social? la risposta è semplice, il numero di visualizzazioni che si riesce a raggiungere! Quando produci contenuti su Instagram il numero di persone che raggiungi oramai è molto piccolo e per aumentarlo devi utilizzare tecniche complesse o avvalerti di professionisti del settore su Tik Tok raggiungi invece facilmente 2 milioni di visualizzazioni. Ma non è finita qui, su Instagram vediamo contenuti sponsorizzati di vario genere o i contenuti delle persone che seguiamo, Tik Tok ti studia e ti suggerisce contenuti sempre più mirati.

E la Privacy? Quello della privacy rappresenta un problema non indifferente siccome non si sa cosa facciano con la grande quantità di dati di tutti gli iscritti, dati contenuti in database impossibili da controllare. L’esercito USA lo ha definito una Cyber minaccia e ne ha vietato l’utilizzo ai propri militari.

Nel decalogo di Tik Tok troviamo:

“Una volta caricati i video su TikTok, devi ricordarti che la piattaforma può farci quello che vuole, anche pubblicarli altrove, per esempio su YouTube”, si legge tra i punti del decalogo che intendono mettere in guardia rispetto alla possibilità di perdere il controllo di ciò che si pubblica. Concetto rafforzato nella parte finale in cui viene riportata la regola aurea: “Non pubblicare mai nulla che possa mettere in imbarazzo te o gli altri, nemmeno in una chat privata! Una cosa condivisa resterà in rete per sempre. Rifletti bene prima di farlo”.

Il nostro consiglio? come per tutti i social è bene approcciarsi a Tik Tok con ragionevolezza e buon senso. Sicuramente il tema della Privacy è molto delicato e non andrebbe sottovalutato…

A voi l’ardua sentenza!

Promuovere, sedurre e vendere con i contenuti…

“Siamo negli anni dal lato luminoso dei social. Un’azienda che non sappia proporre una missione sociale di questi tempi non va da nessuna parte” Analista Politico Mike Allen.

È il momento migliore per pensare, studiare, fare, disegnare il marketing. Oggi più che in passato. Non c’è più distinzione, siamo individui così diversi anagraficamente quanto trasversalmente simili poichè figli di una generazione impegnata, connessa, multitasking. Mai come oggi gli strumenti digitali, le piattaforme social, i consumi in mobilità sono diventati così essenziali, pervasivi, connettivi. Una rivoluzione segnata dalla tendenza di ciascuno ad interloquire in modo diretto con brand, personaggi politici, organizzazioni, personaggi più o meno noti dello spettacolo e così via, abbattendo spazi fisici e temporali. Il marketing contemporaneo ha trasformato di fatto i linguaggi, i processi, le dinamiche di relazione e persino gli organigrammi aziendali costringendo le imprese grandi o piccole che siano a ripensare campagne, a ridefinire obiettivi, a ricostruire identità. I Brand non possono più “stare in silenzio”. Caldo, empatico ma sopratutto relazionale è il marketing del XXI secolo.

Occhio però alla coerenza! Si perchè le narrazioni devono essere specchio delle azioni. Oggi la pubblicità non può raccontare una storia differente rispetto alle pratiche del fare dell’impresa e deve essere specchio della cultura aziendale.

La parola magica per qualsivoglia strategia marketing che esista è contenuti! Per avere successo online non è sufficiente disporre di un profilo sui social network o curare il proprio sito o blog in funzione dei motori di ricerca. Serve fare content marketing!

Di cosa si tratta? Possiamo sicuramente affermare che il suo scopo non è vendere direttamente ma bensì informare il cliente per generare con esso una relazione stabile e duratura. Un piano di content marketing efficace deve rispondere a queste 3 domande:

  • Quali benefici intendi apportare al tuo business?
  • Qual è il target di riferimento?
  • Da cosa sono coinvolti?

A grande sorpresa vi riveliamo che il content marketing non è una novità di questi anni come molto spesso si pensa, non è nato con i social e nemmeno con i blog. Ancor di più non ha a che fare direttamente con il digital marketing, ve lo sareste mai aspettato?

Gli studiosi collocano le origini del content marketing al 1895 con la rivista “The Farrow”, un giornale di consigli per agricoltori.

Perchè fare Content Marketing per la tua impresa o il tuo Brand?

Le persone sono letteralmente inondate e bombardate da continui e ripetuti messaggi pubblicitari, che arrivano da piattaforme differenti (banner e mail su computer e cellulari, spot in televisione, schermi per le strade…).

Viviamo un vero e proprio sovrastimolo sensoriale, che crea indifferenza perché gli stimoli sono percepiti come pesantemente invasivi. Non solo l’attenzione è calata, ma siamo diventati sempre più bravi a ergere delle “barriere”: pensiamo alle telefonate, sempre più filtrate da centraliniste preparate a filtrarle, o alle soluzioni anti spam e ADV block che si sono diffuse in gran parte delle aziende.

Se un tempo il marketing si poteva fare comprando una lista di contatti a target e chiamandoli al telefono a freddo, oggi questo approccio è superato, e causa solo un enorme dispendio di tempo ed energie nel generare lead, che si rivelano di scadente qualità con bassi volumi di conversione in concrete opportunità. Ne perde anche l’immagine: chiamate di questo tipo danno l’idea di un brand intrusivo.

Per ora ci fermiamo qui ma nei prossimi articoli continueremo a parlare sicuramente dei diversi strumenti e delle diverse strategie di content marketing…

Addio Whatsapp, avanti Facebook Messenger…

Facebook Messenger batte Whatsapp e si prende una rivincita su Telegram con il nuovo aggiornamento e le 3 novità esclusive della versione in arrivo!

Facebook Messenger, Whatsapp e Telegram sono il Triangolo delle Bermuda delle applicazioni mobile di messaggistica. Facile perdersi tra funzioni accattivanti e promesse di aggiornamenti favolosi…

“The future is private”, il futuro è privato. È questo lo slogan scelto da Mark Zuckerberg per il suo keynote di apertura della conferenza F8, appuntamento annuale durante il quale circa 5.000 sviluppatori, creativi e investitori si ritrovano a San Jose, California, per ricevere notizie sul futuro dei servizi del gruppo Facebook: Messenger, Instagram, WhatsApp e, ovviamente, il social blu. Che tanto blu non sarà più visto che uno dei cambiamenti più evidenti annunciati da Zuckerberg all’F8 è proprio la nuova grafica di Facebook, che per la prima volta non vede più la presenza dell’iconica barra blu.

Le novità, però, non si limitano alla sola grafica di Facebook ma interessano tutto l’ecosistema che gira intorno al social. L’annuncio delle novità in arrivo è arrivato di soppiatto per poi essere prontamente rimosso dallo sviluppatore. Che sia sia trattata di una svista? Non lo sappiamo. Ecco cosa abbiamo:

  • Project LightSpeed: meno di due secondi dal click alle chat. Non ci sarà alcuna rinuncia. Viene ottimizzato il codice che offre ancora le medesime funzioni complete che stiamo utilizzando. Non avremo una nuova versione Lite ma un bagaglio di funzioni completo che riduce drasticamente il tempo di apertura dell’app.
  • Windows 10 e macOS: Facebook Messenger arriverà su Mac (e Windows) entro la fine dell’anno come app autonoma. offrirà le stesse funzionalità della versione mobile, inclusa la chat di gruppo e i video. “Le persone vogliono inviare messaggi senza problemi da qualsiasi dispositivo”, avrebbe dichiarato il team di Facebook che si sta occupando dell’operazione in un post pubblicato prematuramente. “Potrai scaricare Messenger Desktop e goderti le stesse funzioni sul tuo telefono, come videochiamate di gruppo, collaborare a progetti mentre chatti. Lo stiamo testando ora e lo lanceremo a livello globale entro la fine dell’anno”.
  • Esperienza Video Condivisa: questa è una funzione di cui si era già parlato in passato. Google l’aveva pensata con Uptime e Facebook la riporta in sella con una sperimentazione ad hoc ed un apposita funzione in previsto rilascio. Consisterà in una finestrella che mostra l’interlocutore in basso e la possibilità di commentare i video in riproduzione diretta.

Arriverà inoltre la possibilità di scambiarsi messaggi “cross-app (da Messenger a Instagram Direct, ad esempio), verrà riscritta da zero l’app di Messenger e, come annunciato in apertura da Zuckerberg ci sarà un focus sulla privacy. Quest’ultima dichiarazione, però, come sempre quando si parla di Facebook va presa con le dovute cautele: per “privato” Zuckerberg intende un futuro in cui la maggior parte dei messaggi e dei contenuti non verranno più scambiati sulla home del social tra “quasi perfetti sconosciuti” ma all’interno dei gruppi. Con questa mossa, quindi, Facebook vuole dare seguito alla strategia lanciata a fine 2018 quando Zuckerberg annunciò che i contenuti visualizzati dagli utenti sarebbero stati, a breve, sempre più provenienti da cerchie ristrette come i gruppi e sempre meno da pagine pubbliche di aziende.

La nuova interfaccia di Facebook 2019

Il social blu diventa bianco, o quasi. La nuova interfaccia di Facebook, che verrà rilasciata entro i prossimi mesi, è molto più chiara e focalizzata sulla nuova strategia. Via il blu che caratterizza Facebook dal lontano 2004 in favore di bianco e grigio (molto più gestibili anche in vista del tema scuro). La versione desktop di Facebook avrà ancora tre colonne, ma la user interface sarà molto più pulita ed essenziale: in alto una nuova barra bianca con la casella di ricerca, le icone per accedere alle varie funzionalità e le impostazioni, a sinistra una colonna in cui spiccano i nostri gruppi principali e gli eventi, al centro i contenuti che cambiano se clicchiamo su un gruppo e a destra una colonna con un box di suggerimenti su nuovi gruppi e nuovi contatti seguito dalla lista dei nostri contatti. La funzionalità “Meet new friends” ci proporrà nuovi amici in base agli interessi comuni, mentre gli eventi verranno visualizzati su una mappa, sempre nella colonna a destra.

Messenger, il debutto nel 2019

Alla conferenza F8 Facebook ha annunciato che l’app di Messenger verrà completamente riscritta: sarà molto più veloce e leggera e debutterà a fine anno portando anche la possibilità di guardare video insieme ai propri contatti. Potremo condividere un video trovato sul nostro stream di Facebook con i nostri contatti Messenger e guardarlo e commentarlo insieme. Tutto ciò creerà un enorme valore per Facebook: il social si trasforma in una piattaforma di streaming video dove si generano conversazioni private sui video, una cosa che potrebbe fare gola alle grandi case di produzione di serie TV, show e film. Arriverà anche una app Messenger per desktop, risposta del gruppo Facebook a Telegram, che funzionerà su Windows e macOS e permetterà di fare videochiamate di gruppo e collaborare su progetti condivisi mentre ci si scambia messaggi. La frequenza con cui ci scambiamo messaggi con determinati contatti influirà maggiormente sulla quantità di storie e contenuti di quei contatti che vediamo poi nella home di Facebook. Arriveranno, infine, nuovi strumenti per le aziende da veicolare tramite Messenger come la possibilità di creare questionari collegati alle pubblicità, di prendere direttamente da Messenger appuntamenti con negozi fisici come le concessionarie automobilistiche e molto altro.

Il mondo delle criptovalute

Cosa sono le criptovalute? Come funzionano le criptovalute? Come guadagnare con le criptovalute? Quali sono le criptovalute più importanti? chissà quante volte ve lo sarete chiesto…promettono grandi guadagni, ma bisogna stare attenti, il loro prezzo cambia rapidamente. Per conseguire un profitto bisogna quindi captare il momento esatto in cui “uscire dal gioco”.

La criptovaluta più nota ad oggi è il Bitcoin ma ne esistono ovviamente anche delle altre.

Cosa sono le criptovalute? Possono essere intese sia come vera e propria moneta (quindi valuta) per acquistare beni e servizi, che per convertire le valute tradizionali (le valute cosiddette FIAT, quindi dollari, euro, Yen, ecc.) sia come asset su cui investire tramite il trading sulle piattaforme online chiamate Broker. Sono nate per per rendere il sistema monetario decentralizzato, quindi non assoggettato a poteri centrali come i governi e le banche. A decidere sul loro destino devono essere pertanto gli stessi utenti che fanno parte del sistema, in maniera democratica, pesando tutti allo stesso modo. Sebbene la prima criptovaluta creata, il Bitcoin, sia venuto meno in questo presupposto dato che si sono venuti a creare dei monopoli (i cosiddetti mining pool) visto che il mining di Bitcoin è diventato difficile e costoso. Quindi fuori dalla portata di semplici utenti che utilizzano computer ordinari. Inoltre, si stanno creando delle società apposta per tale scopo, che si stanno spostando nei Paesi dell’est Europa in quanto la corrente elettrica lì costa molto meno (il mining Bitcoin presuppone un consumo elevato di corrente).

Quali sono le caratteristiche principali delle criptovalute?

  • Sistema decentralizzato: come appena detto, rispetto alle normali valute tradizionali, non esiste una banca centrale che si occupa di “stampare” il denaro, controllarne il flusso, e così via
  • Anonimato: molte criptovalute riescono a garantire un alto livello di anonimato negli scambi che avvengono tra utenti, anche per acquisti e vendite
  • Numero limitato: la maggior parte delle criptovalute ha un numero “limitato” di moneta che può essere “prodotta”. Per il Bitcoin ad esempio è di 21 milioni.
  • Sicurezza: le transazioni che avvengono con le criptovalute sono sicure al cento per cento, proprio in virtù del particolare network che utilizzano.
  • Solo online: le criptovalute sono monete digitali, quindi non hanno una natura fisica. Non prevedono quindi banconote di carta o monete in metallo.Tutte le transazioni avvengono online, ma via via stanno diventando anche mezzo di pagamento nei negozi fisici, o uno strumento per cambiare e prelevare denaro contante (si pensi agli ATM). Non a caso, le criptovalute sono contenute in portafogli elettronici, definiti wallet. Che corrispondono ai nostri portafogli tradizionali.

Come fare Trading criptovalute? Abbiamo constatato che le criptovalute possono essere anche un asset molto conveniente. Purché soggette ad alta volatilità. Il trading di criptovalute può essere svolto tramite piattaforme online, definite Broker. Ma occhio a quali utilizzate.

Oltre ad avere regolare licenza da parte della CONSOB, un Broker che si rispetti deve avere un Conto demo che consenta all’utente alle prime armi di fare pratica senza rischiare i propri soldi reali. Avere uno spread conveniente e zero commissioni. Una assistenza clienti in italiano e facilmente raggiungibile. Preveda una Leva finanziaria che consenta di moltiplicare i guadagni. Metta a disposizione del trader dei grafici che consentano di vedere chiaramente l’andamento storico degli asset. Che dia strumenti ai trader per formarsi continuamente ed aggiornarsi. Che informino gli utenti iscritti tramite News sui principali fatti che riguardano i mercati finanziari.

 

 

Su Instagram il nuovo trend è la bustie pose!

Se questa estate #barbiefeet è stata l’occasione per sfoggiare bikini da bambola ora la nuova tendenza social è ispirarsi alle statue. Eh si, avete capito bene! Basta con il classico selfie su Instagram, è tempo della bustie pose. Molteplici i contenuti che rispondono all’hastag #bustie.

E se qualche bustino fetish compare qua e là, la gran parte delle foto ritrae persone e statue. Eh si, perché la bustie pose è il nuovo trend di Instagram e ci invita a imitare le pose delle sculture (e a divertirci un po’).
E se in molti hanno deciso di interpretare con ironia i gesti eterni delle figure in marmo e bronzo, altri hanno trovato la giusta ispirazione per scatti artistici.

Ma quando si parla d’arte, è inevitabile fare qualche dovuta premessa. Se ci mettiamo in posa davanti a una statua (e non a una riproduzione in gesso ad esempio), dobbiamo tenere la giusta distanza per non danneggiarla. Tocchereste o abbraccereste un quadro d’autore?
Meglio evitare. Interagire fisicamente con una scultura, rende inoltre l’immagine piuttosto scontata. Sarà invece efficace utilizzarla come sfondo per un ritratto intenso o imitarne la posa facendosi ritrarre a lato della figura. Abiti chiari, morbidi e monocromatici poi, richiameranno al candore dell’opera. Effetto artistico assicurato!

 

Fonte: Vanity Fair

Facebook premia l’attendibilità degli utenti

Per provare a combattere la disinformazione, il social network valuta gli iscritti in una scala da zero a uno in base alla loro capacità di riconoscere cosa è vero e cosa non lo è!

Facebook assegna un punteggio alla nostra attendibilità e alla nostra capacità di distinguere cosa è vero da cosa non lo è. A dare la notizia, destinata a far discutere, è stato il Washington Post. Tessa Lyons, product manager del social network da 2,2 miliardi di iscritti, ha spiegato che si tratta di una delle iniziative intraprese per combattere la disinformazione, contro la quale la lotta si sta intensificando in vista del voto midtem del prossimo novembre negli Usa (625 profili falsi riconducibili a Iran e Russia sono stati appena cancellati).

In sostanza, fra le indicazioni con cui Facebook nutre il suo algoritmo per cercare di declassare i contenuti falsi o potenzialmente falsi c’è anche un giudizio sui singoli utenti. Se sa (o pensa di sapere) chi è maggiormente propenso a valutare e diffondere assurdità, il colosso californiano può provare a intervenire in modo più efficace. Sviluppato nel corso dell’ultimo anno, il sistema è già attivo e assegna un punteggio compreso fra zero e uno. Non è chiaro, e non è stato chiarito, quali e quante variabili vengano prese in considerazione e quale peso abbiano e se siano tutti valutati o esclusivamente un gruppo di persone.

Lyons ha però fornito un’informazione preziosa: Facebook ha iniziato a valutare i suoi utenti dopo essersi reso conto della loro inaffidabilità quando segnalano alla piattaforma un contenuto come potenzialmente falso. La possibilità di farlo è attiva dal gennaio del 2015: poco meno di due anni prima dell’esplosione del caso fake news causata dall’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Dal marzo del 2017, quando Menlo Park si era già ampiamente rassegnato ad assumersi la responsabilità di quanto circola al suo interno, i contenuti contro cui gli utenti hanno puntato le tastiere vengono poi analizzati dai cosiddetti fact-checker (in Italia c’è Pagella Politica) assoldati da Facebook stesso.

Secondo quanto dichiarato dalla product manager al Washington Post, molte persone indicavano come fake i contenuti con cui non erano d’accordo. Ecco perché nei corridoi di Menlo Park è balenata l’idea di (provare a) valutare la capacità di discernere di chi è chiamato, fra le altre cose, anche a giudicare l’affidabilità delle testate giornalistiche presenti sul social network. Ad esempio, adesso chi ha inviato feedback poi giudicati errati dai fact checker merita meno fiducia (algoritmica) di chi manda segnalazioni solo quando è effettivamente al cospetto di un falso. In questo modo, ha proseguito Lyons, l’algoritmo aiuta a rendere più leggero il faldone inviato ai fact checker. In una nota inviata al Corriere, Facebook tiene a sottolineare che non c’è alcun «punteggio sulla reputazione centralizzato».

Difficile, per chi lo ha visto, non pensare all’episodio Caduta Libera di Black Mirror, in cui la protagonista e gli altri personaggi sono condizionati offline dal punteggio ottenuto grazie alle loro interazioni in Rete: chi è popolare online può godere di diritti, benefici, offerte e sconti. E chi non è popolare rimane ai margini di una società in cui solo l’approvazione di chi ha un punteggio alto può aiutare a migliorare il proprio. Non siamo (ancora) a questo distopico punto, ma Facebook ha di fatto ammesso per la prima volta di classificare qualitativamente il comportamento dei suoi utenti. Non solo, usa il dato — o meglio, il gruppo di dati — per dare loro più o meno visibilità. Per ora, pare, solo ai fact-checker, che potranno ricevere un numero maggiore o minore di segnalazioni da parte di un utente anche in base alla sua attendibilità. Quanto ci vorrà per applicare lo stesso sistema allo spazio concesso nel News Feed? Ovvero: i link e i post dell’utente poco attendibile potrebbero finire nell’ombra.

Poi, così facendo Facebook rimette prepotentemente l’algoritmo al centro di un flusso — quella della segnalazione e del declassamento delle fake news — la cui garanzia di equità era affidata all’intervento dei fact checker . Chi decide cosa mostrargli (aspetto sul quale avevano già manifestato perplessità)? La risposta: Facebook. Con una formula matematica, basata anche sulla nostra capacità di distinguere il vero dal falso (secondo Facebook).

Fonte: Il Corriere della Sera